Il Tirreno

Grosseto

Quelle estati con Adam...

Nei pomeriggi caldissimi, lassù al Convento, a volte c’erano ore di vuoto. Sembrava di scivolare fuori dal tempo, in qualche specie d’ipnosi, fra il caldo intenso e il crescendo delle cicale...

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Nei pomeriggi caldissimi, lassù al Convento, a volte c’erano ore di vuoto. Sembrava di scivolare fuori dal tempo, in qualche specie d’ipnosi, fra il caldo intenso e il crescendo delle cicale impazzite. Quasi tutti alla spiaggia, restavano solo quelli che dovevano studiare davvero. Attraverso l’aria di vetro, nel profumo del caldo, arrivavo alla fine del giardino in discesa, in quell’angolo d’ombra sotto un trio di alberi, un tavolo e sedili di pietra. Alcune parole martellavano in testa… la tradizione italiana… Poi rientravo in biblioteca, nella semioscurità, a sfogliare un libro con una dedica. Diceva: “Natale al Convento. Italo Calvino”.

Mentre passavo le dita sulle pagine, arrivava un cantante a richiamarmi dalla profondità. Puntava l’indice su una linea, diceva qualcosa. Era meglio rimettersi a guardare. Fra poco avrebbero ricominciato tutti insieme. Bisognava chiudere Calvino. Si usciva dalla biblioteca semibuia, passando nel salone, dove ci aspettava il pianoforte. Un violino tagliava il respiro. Giravamo verso il Chiostro traforato dal sole. Lì ci sarebbe stato lo spettacolo. In un angolo lontano, il clavicembalo stava ad ascoltarci. Nell’esplosione di sole vedevo accanto solo ombre. L’ombra che mi domandava prendeva posizione al centro del quadro, intorno alla fonte. E mi guardava, poggiando le mani sul pozzo: “Quali sono le mie motivazioni?”.

Già. Quella è la domanda capitale. Quali erano le nostre motivazioni, chiusi in quel dado di pietra lanciato nell’afa assoluta? O fuori? Ah, l’avessi saputo… eppure l’ombra era sicura, sì, che io lo sapessi. Il dado continuava a girare nel vuoto; ci aggrappavamo a quelle linee, a quelle parole. Chiedevo di guardare ancora, sentire ancora. Piano piano, faceva più fresco, arrivavano gli altri. E poi, d’improvviso, eravamo alla prima sera. Nel fresco, si guardava la fila crescere fuori dal cancello. Ecco Chichita Calvino con Giovanna. Fino al tocco di una campanella che avvertiva di prendere posto. Dopo sarebbe iniziata la grande festa.

Era così ogni estate, come se il tempo fosse solo una diceria. Poi, un ottobre, Adam Pollock mi disse: “Questa sarà l’ultima stagione”. L’aveva detto già altre volte. Fare il Festival era sempre più complicato, faticoso. Ma stavolta il tono era diverso. Il dado di pietra che girava nel sole stava già diventando un ricordo. Spariva. Un ricordo i bui, freddi pomeriggi londinesi passati a tradurre i libretti per la prossima estate. La prima idea di Adam era che, in un giorno lontano, il Convento sarebbe diventato un’istituzione musicale, dedicata a giovani cantanti e musicisti. Avremmo avuto ancora tempo per inventare, tempo per sognare. Ancora tempo per essere giovani.

Invece quella nuova pelle il Convento non la prese mai. Sarebbe rimasto un sogno. Ci fu un’ultima stagione, d’inverno. Portando in alcuni teatri toscani “Un nuovo trittico lirico” di Jonathan Dove. Tre testi, uno dei quali, “L’Altra Euridice”, è proprio di Calvino. Chissà, dopo quel programma invernale, forse… Adam vendette il Convento, tornò a Londra. Certo, Musica nel Chiostro aveva ottenuto un’importante onorificenza per meriti culturali, ne era stato fatto un film…

Ora anche Chichita Calvino se ne è andata. Il Convento è un atelier. Emily Young, scultrice, ha detto più volte che vorrebbe fosse di nuovo un luogo di cultura aperto. Nei luoghi dove provavamo, oggi si cammina intorno ai grandi blocchi che Emily lavora. Un diverso incanto. Qui abbiamo detto questo, abbiamo letto “Aci, Galatea e Polifemo”, abbiamo messo in scena quest’altro… E la musica è tornata nel vecchio dado, come no. Ci hanno suonato più volte i Penguin Cafè Orchestra. Sono state fatte feste musicali. C’era anche Adam.

Negli anni, i festival musicali si sono moltiplicati qui e là. Musica nel Chiostro, in qualche modo, è stato il babbo di tutti. Come per la prima sera, all’apertura, la musica finisce. Si cammina nel Chiostro, appoggiando le mani sul pozzo. Quali sono ancora le nostre motivazioni?



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