Il Tirreno

Grosseto

la sentenza della corte di cassazione 

Batosta sui circoli privati Stop a cibarie e bevande

Alfredo Faetti ; ALTRO SERVIZIO A PAG. 10
Batosta sui circoli privati Stop a cibarie e bevande

Oltre alla somministrazione riservata ai soci, è sancito il divieto di ottenerne ricavi Esultano Confcommercio e Confesercenti: «Decisione attesa da molto tempo» 

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GROSSETO

È una vittoria. No, è una sentenza un po’ assurda, ma ben vengano i controlli. Sono reazioni opposte a una decisione della magistratura che potrà rivoluzionare un mondo variegato e radicato in Maremma: quello dei circoli e delle sagre.

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, ha stabilito che un ente senza scopo di lucro non può esercitare l’attività di somministrazione, anche se rivolta solo ai propri soci, dietro pagamento di corrispettivi specifici che eccedano i costi vivi.

«In pratica, la Cassazione ha stabilito che per beneficiare dei vantaggi fiscali riservati agli enti non commerciali, l’attività di somministrazione svolta da circoli privati non solo deve essere rivolta esclusivamente agli associati – vincolo facilmente eludibile con la consegna contestuale della tessera associativa a chi entra nel locale –, ma deve anche essere priva di ricavi», spiega il presidente regionale di Fipe-Confcommercio Toscana Aldo Cursano. Si tratta di una novità che tocca la provincia grossetana da vicino, visto che sparsi sul territorio 1.180 realtà come circoli, sagre o associazioni.

Il discorso è chiaro: niente più agevolazioni fiscali per la somministrazione in questi luoghi. Una «soddisfazione attesa da tempo» per l’Ascom Confcommercio e la Confesercenti grossetane.

«La nostra federazione ha lanciato una campagna su questo tema dal titolo “stesso mercato, stesse regole” e credo che la sentenza sposi questo principio – dice Gabriella Orlando dell’Ascom – Un concetto legato soprattutto alle sagre, da troppi anni degenerate dal loro scopo originale che era quello di promuovere i territori e le loro eccellenze enogastronomiche. Ormai sono macchine da soldi e se fanno mercato è giusto che anche per loro valgano le stesse regole».

Una «concorrenza sleale», la definisce Orlando, che in Maremma lo scorso hanno ha prodotto 500 giorni di sagre, spalmati soprattutto durante l’estate. «Una degenerazione dovuta anche a regolamenti inesistenti o blandi – conclude la direttrice Ascom – Credo che la sentenza della Cassazione possa essere uno stimolo per farne di nuovi».

Perché un regolamento che disciplini queste attività serve, al di là della sentenza: lo sostiene Massimiliano Mei della Fiepet Confesercenti. «Ma deve essere nazionale, perché a livello locale gli amministratori hanno problemi a mandare i controlli nei circoli e nelle sagre per timore di faide politiche –dice – Occorre un’equiparazione tra queste realtà e i locali convenzionali, sotto tutti i punti di vista, da quello fiscale a quello igienico-sanitario».

Un esempio su tutti: «nelle sagre vediamo ragazzini che servono ai tavoli fin dopo la mezzanotte: può essere anche educativo, non lo metto in dubbio, ma se lo fa un ristoratore lo arrestano».

Ecco allora la richiesta, da parte delle associazioni di categoria, di continuare su questo percorso. «In Maremma negli ultimi anni qualche passetto in avanti è stato fatto, ma le questioni aperte sono ancora molte, come i costi per lo smaltimento dei rifiuti, che spesso ricade sui locali tradizionali – conclude Mei – Non siamo contro le sagre, assolutamente, ma piuttosto siamo per un mercato più equo». —



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