Il Tirreno

Grosseto

Agricoltura, edilizia, industria: 10mila posti di lavoro in fumo in Maremma

Giovanna Mezzana
Agricoltura, edilizia, industria: 10mila posti di lavoro in fumo in Maremma

Tanti se ne sono persi dal 2008 ad oggi secondo l’indagine di Cgil e Ires Toscana. Renzetti: «Il rischio è che gli effetti siano irreversibili». Ma c’è anche la via d’uscita 

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In dieci anni tra la Maremma e l’Amiata sono andati in fumo 10mila posti di lavoro: è il dato più eclatante che emerge dall’ultima analisi del mercato del lavoro e del sistema socio economico della Provincia di Grosseto messa a punto dalla Camera del Lavoro grossetana e da Ires Toscana.

L’emorragia, per adesso mai tamponata, è l’effetto di più ferite; sono quelle che dal 2008 si sono aperte in tutti i settori del sistema economico locale: dall’agricoltura all’edilizia, al manifatturiero – comparto a più alta capacità di produrre valore aggiunto, almeno in teoria – che oggi impiega 2.700 unità di lavoro in meno rispetto al 2008, anno in cui – è la beffa del destino – Grosseto era riuscita a mettere i propri indicatori economici “in pari” rispetto al resto della Toscana. C’è poco da fare: «Se qui non ricominciano a spuntare capannoni che danno lavoro “vero” – dice con un’immagine che rende l’idea il segretario della Camera del Lavoro di Grosseto Claudio Renzetti – il declino sarà irreversibile».

Ires Toscana e Cgil Grosseto hanno calcolato quanti posti di lavoro sono stati bruciati nel falò della crisi decennale, dal 2008 al 2017; o meglio, quante unità di lavoro – una unità di lavoro corrisponde ad un tempo pieno, quindi ad un impiego “buono”, contrattualizzato, non ai “lavoretti mordi e fuggi” – si sono perse per strada. Ebbene: nell’agricoltura – «comparto nel quale stiamo assistendo ad una rivoluzione industriale che punta a sostituire le braccia mediante la meccanizzazione», osserva Renzetti – sono svanite 1.900 unità di lavoro. Nell’edilizia – «il cui arretramento sembra ormai irreversibile» è l’opinione della Cgil – il saldo negativo è di 1.800. Idem nel terziario che include il commercio ed il turismo, il sistema degli appalti per i servizi (pulizia, giardinaggio, manutenzioni...) e le società in house. Il comparto pubblico ha perso 1.300 unità di lavoro e non è un mistero da dove siano scomparse: «I militari – nota Renzetti – oggi sono ancora quasi 10mila ma negli ultimi cinque anni sono andati via in 800». E poi c’è il manifatturiero, che dovrebbe essere la punta di diamante di un’economia che tira: il saldo negativo è di 2.700 unità.

Il punto è: da dove ripartire, da dove cominciare a riannodare le fila. Per Cgil Grosseto «Bisogna partire dal manifatturiero – ne è convinto Renzetti – Non tanto perché sia l’anello più debole della catena nella produzione di valore (il dato emerge chiaramente dall’indagine, ndr), ma perché potrebbe dare in tempi brevi una significativa risposta occupazionale». Ecco l’agenda per puntare all’obiettivo: «Bisogna accelerare il completamento delle infrastrutture viarie e logistiche: Corridoio Tirrenico, Due mari, Cipressino, strade provinciali e riqualificazione dei trasporti merci e passeggeri su rotaia». E, soprattutto, ci crede Renzetti, «Bisogna lavorare sull’attrazione di investimenti, rendendo conveniente investire in Maremma attraverso sgravi fiscali e incentivi di varia natura», e qui Cgil invia un invito-sollecito ai sindaci». E «Nel settore manifatturiero la Maremma deve coltivare di più e meglio la vocazione del comparto agroindustriale». —


 

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