Il Tirreno

Grosseto

Sull’Albegna c’è un progetto di ripopolamento di una specie fragile, diminuita dell’80 per cento in mezzo secolo. Ma servono 25mila euro 

Rapaci a rischio, appello del Cerm a donare fondi per il capovaccaio

G.B.
Rapaci a rischio, appello del Cerm a donare fondi per il capovaccaio

LA SFIDAALBINIA. L’operazione Sos Capovaccaio punta a liberare nel 2018 quattro giovani capovaccai nati in cattività al Cerm, il Centro rapaci minacciati che si trova sull’Albegna. L’obiettivo è...

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LA SFIDA

ALBINIA. L’operazione Sos Capovaccaio punta a liberare nel 2018 quattro giovani capovaccai nati in cattività al Cerm, il Centro rapaci minacciati che si trova sull’Albegna. L’obiettivo è rafforzare la residuale popolazione selvatica della specie, ormai sull’orlo dell’estinzione.

La popolazione di questo piccolo e pacifico avvoltoio, infatti, è diminuita di oltre l’80 per cento negli ultimi cinquant’anni ed è ridotta a circa dodici coppie, confinate in tre regioni meridionali: Basilicata, Calabria e Sicilia.

Per cercare di evitare la scomparsa del capovaccaio dal nostro Paese il Centro Rapaci Minacciati si occupa da anni di riprodurre la specie in cattività, impiegando per lo più individui provenienti da centri di recupero e non più adatti alla vita selvatica, per poi introdurre in natura i giovani nati, ventitré finora, la maggior parte liberata in Puglia, Calabria e Basilicata.

Nel 2018 al Cerm sono nati ben otto giovani, un successo notevole vista anche l’estrema difficoltà con la quale la specie si riproduce in cattività, che si aggiunge a quello del 2017, anno nel quale ne nacquero sei.

«Per questa ragione – spiega Guido Ceccolini, ornitologo e ideatore del progetto – abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding e vorremmo raggiungere i 25mila euro di donazioni. Le donazioni saranno poi utilizzate per liberare in Basilicata almeno quattro dei giovani capovaccai nati qui da noi, un’operazione che altrimenti non sarà possibile effettuare a causa della totale mancanza di fondi dell’associazione». Nella stessa zona venne effettuato un rilascio anche nel 2017: uno dei due animali liberati, Apollo, ha poi raggiunto l’area di svernamento sub-sahariana (il Niger) nell’ottobre dello stesso anno dopo un viaggio lungo più di 4. 300 km.

«Le offerte – prosegue Ceccolini – servono per fare qualcosa di concreto per il capovaccaio anche nel 2018, per non assistere con le mani in mano alla sua estinzione in Italia. Il rilascio di giovani capovaccai è un’operazione articolata, complessa e delicata, che necessita di attrezzature e materiali, di effettuare spostamenti e di impegnare molte ore giornaliere di lavoro. Le donazioni sono indispensabili». —

G.B..

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