Il dolore
Nuovi guai per le “Iene” Mancineschi e Gorgone saranno processati
Il giudice Marco Mezzaluna ha rinviato a giudizio la coppia Diffamazione e stalking i reati contestati: avevano ripubblicato il video di Marina
GROSSETO
Questa volta, davanti al giudice per l’udienza preliminare Marco Mezzaluna, Lorenzo Mancineschi, 48 anni, si è presentato con Susanna Efisietta Gorgone, 53 anni, entrambi in aula per rispondere dei reati di diffamazione per il video sull’azione delle pompe della Marina di San Rocco e per quello in cui si faceva riferimento all’assegnazione di un alloggio come se fosse stata irregolare, ma anche per stalking nei confronti di una delle insegnanti dell’asilo indagata per maltrattamenti. Susanna Gorgone è invece imputata in concorso con il primo soltanto per alcune circostanze.
Ora l’inchiesta sull’attività de “Le Iene Maremmane” del 2017 è arrivata a un punto di svolta: il giudice Marco Mezzaluna ieri ha rinviato a giudizio Mancineschi e Gorgone e nella stessa udienza, Luciano e Paolo Serra si sono costituiti parte civile come eredi di Felice Serra, amministratore delegato della Marina di San Rocco spa. Il processo si aprirà a dicembre ed è il terzo che arriva davanti a un giudice, dopo quelli che vedono coinvolto Mancineschi, denunciato per diffamazione sempre per il video di Marina di Grosseto e per quello nel quale aveva preso di mira l’assessore alla Sicurezza del Comune, Fausto Turbanti.
Il primo video al centro della vicenda è quello del 16 febbraio dell’anno scorso, intitolato “Il silenzio degli innocenti”, relativo agli scarichi sul litorale di Marina di Grosseto: Mancineschi aveva affermato che erano irregolari e che diffondevano nell’aria un odore di petrolio: «Vergogna, danno ambientale» e altro. Avrebbe così offeso la reputazione della Marina di San Rocco, gestore del porto. Risalgono al marzo successivo i due video relativi all’assegnazione di un alloggio: Mancineschi avrebbe fatto capire che sarebbe stata irregolare dopo aver tra l’altro inquadrato anche il cognome sul citofono. Poi c’è il capitolo asilo. Sono andati a giudizio entrambi per un video su Facebook nel quale avrebbero offeso la reputazione della zia di un’insegnante dell’asilo, evocando la minaccia di uno sgozzamento o di uno scannamento e ci sarebbe anche stata, sempre secondo l’imputazione formulata dal pm Marco Nassi (solo per Mancineschi), un’autentica campagna persecutoria nei confronti di un’altra delle insegnanti: video, post, commenti, appostamenti, aggressioni verbali.
Tra i capi d’imputazione contestati a Mancineschi (che insieme a Gorgone è difeso dall’avvocato Tania Amarugi), ci sono anche quelli di esercizio abusivo della professione di giornalista - relativo anche alla pubblicazione di un video dove si accusavano di corruzione le forze dell’ordine - e violenza privata nei confronti di un parroco. —
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