Il Tirreno

Grosseto

Franco Minucci, che già raccolse 850 firme, scrive un testo commosso Non polemica né rabbia, ma lo sconforto per una gratitudine mancata 

Caro Gianfranco scusaci Abbiamo perso un’occasione per dirti grazie con i fatti

FRANCO MINUCCI
Caro Gianfranco scusaci Abbiamo perso un’occasione per dirti grazie con i fatti

LA LETTERACaro Gianfranco, ti scrivo da privato cittadino, il cittadino che in passato ha raccolto 850 firme di grossetani in supporto del tuo progetto di donazione. E ti scrivo con lettera pubblica...

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LA LETTERA

Caro Gianfranco, ti scrivo da privato cittadino, il cittadino che in passato ha raccolto 850 firme di grossetani in supporto del tuo progetto di donazione. E ti scrivo con lettera pubblica per rappresentare l’opinione di tanti concittadini che si aspettavano – forse a torto – un esito diverso nella scelta del Grifone d’oro 2018.

Non voglio fare alcuna polemica sulla scelta in sé – che non è responsabilità dell’amico Umberto Carini e che premia meritatamente Antonio Di Cristofano, grandissimo professionista di cui ho enorme stima, che ha portato il nome della Maremma all’estero e che ha davanti a sé ancora tanti anni per continuare a valorizzarlo – ma ricordare semplicemente il contesto in cui questa scelta è maturata: dopo la candidatura avanzata da Viola Lamioni per conto della Fondazione Atlante, si era diffusa la voce della possibilità che la tua lunga e prolifica attività sul territorio, oltre al prestigio internazionale che ha portato il tuo nome in tutto il mondo (basta pensare alle recenti mostre a Tokyo e Vilnius delle tue opere), potesse essere meritevole del Grifone d’oro. La voce si era così diffusa che era arrivata anche a Firenze, riportata il 20 febbraio 2018 pure dall’edizione fiorentina del Corriere della Sera.

A dire la verità tu, che hai sempre operato per il bene della città e non per vanagloria personale, dopo aver avuto la notizia della tua candidatura ti sei subito schermito confessando ad amici comuni che, forse, sarebbe stato opportuno non essere celebrato con questa enfasi. Ma la tua attività – ben prima del 2017 e proprio per questo – è stata così importante che una parte della città sente nei tuoi confronti un sincero sentimento di gratitudine che non sa come esprimere compiutamente. Come ringraziarti per le mostre che hai promosso – senza alcun compenso né tornaconto personale – a Grosseto dal 1996 (anno de “L’eredità riconosciuta” al Cassero) a oggi? Come ringraziarti per lo straordinario dono alla città – effettuato prima del 2017 – di due capolavori come la Sacra Famiglia di Santi di Tito e la Pietà del Cigoli, esposti nel Museo diocesano d’Arte Sacra? Come ringraziarti per la pazienza e la perseveranza con cui hai cercato, nel corso di venti lunghissimi anni, di creare le condizioni a Grosseto per l’istituzione di un museo che potesse essere di stimolo culturale e di formazione per i giovani grossetani? Come ringraziarti per averci recentemente donato 67 opere d’arte del valore complessivo di quasi tre milioni di euro?

Ecco, questa parte della città pensava – forse a torto – che questa fosse l’occasione giusta per farti sentire con un gesto concreto, e non con la retorica delle adulazioni di circostanza, tutta la nostra gratitudine.

Ci sbagliavamo, e ci scusiamo. Un abbraccio

FRANCO MINUCCI



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