Il Tirreno

Grosseto

Il nome del mecenate non passa al vaglio della giuria del premio Qualcuno avanza “dubbi”, ma la Pro loco chiarisce il perché della scelta 

Niente Grifone d’Oro a Luzzetti Malumori, sospetti e chiarimenti

G.B.
Niente Grifone d’Oro a Luzzetti Malumori, sospetti e chiarimenti

LA POLEMICAIl Grifone d’oro – il premio che ogni anno la Pro loco di Grosseto assegna a un cittadino, un’associazione, un ente, una società, che si sono distinti nell’anno precedente – compie 60 anni,...

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LA POLEMICA

Il Grifone d’oro – il premio che ogni anno la Pro loco di Grosseto assegna a un cittadino, un’associazione, un ente, una società, che si sono distinti nell’anno precedente – compie 60 anni, ma la ricorrenza è bagnata da qualche polemica. Nessuna presa di posizione ufficiale, solo un dibattito di corridoio, un sentire che accomuna diversi addetti ai lavori, anche in Municipio. Vince (con merito da nessuno messo in discussione) il premio il pianista Antonio di Cristofano, ma a fare notizia è la bocciatura del mecenate Gianfranco Luzzetti, sul quale da mesi puntava una parte di città. La giuria per la selezione del vincitore (composta dal sindaco e presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna e da 11 consiglieri della Pro loco) ha scelto alla prima votazione su 9 nomination. «Non c’è stata unanimità – conferma il presidente della Pro loco Umberto Carini – ma il vincitore è uscito comunque alla prima votazione, con il consenso dei due terzi dei giurati. Sappiamo che si registra un po’ di malumore, ma posso spiegare».

Inutile girarci attorno, molti in città si aspettavano di vedere premiato Luzzetti, 86 anni, che di recente ha perfezionato la donazione alla collettività di 67 opere di grande valore. Nel novembre scorso era stata la presidente della Fondazione Atlante Viola Lamioni (cofinanziatrice dell’operazione), in un’intervista, a lanciare l’idea Luzzetti. Un assist raccolto e condiviso da molti. Ma evidentemente non dalla Pro loco. Secondo le malelingue potrebbe essere stata proprio questa “investitura” (giunta da chi, come la Pro loco, ha nella cultura il proprio core business) ad aver spostato l’attenzione da Luzzetti ad altri.

Sull’assegnazione del riconoscimento proprio Umberto Carini, a cui in questi giorni saranno fischiate le orecchie, tiene a sgomberare il campo dai rumors: «C’erano nove candidature, tutte autorevoli, da settori diversi – sport, arte, medicina, imprenditoria – e abbiamo puntato sulla cultura. Nulla contro Luzzetti, ci mancherebbe, ma il suo straordinario atto di generosità cade nel 2018 e il regolamento del premio prevede che i meriti siano stati acquisiti nell’anno precedente, il 2017». Fine delle polemiche? —

G.B.

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