Il Tirreno

Grosseto

Titoli beffa, direttrice di banca finisce nei guai

Giovanna Mezzana
Titoli beffa, direttrice di banca finisce nei guai

Piazzò 100mila euro di bond tossici nel portafoglio di un’anziana, ora dovrà risponderne insieme ad un dipendente

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GROSSETO. Sono trascorsi cinque anni da quando – seduta nella filiale di una banca – mise quelle firme che le sarebbero costate 100mila euro: tanti furono i soldi, messi da parte in una vita intera, che ha visto andare in fumo. Lei è una pensionata di 81 anni e il suo caso di risparmio tradito dalla Popolare dell’Etruria è il primo caso maremmano dei 550 per cui la Procura di Arezzo ha deciso di procedere d’ufficio per truffa, dopo aver rilevato anomalie nella vendita di titoli, le famigerate (e cosiddette) obbligazioni subordinate che hanno bruciato milioni di euro di ignari risparmiatori. Per il caso di questa pensionata, che era correntista della filiale di Marina di Grosseto di Banca Etruria, il giudice ha autorizzato la chiamata come responsabile civile di Ubi Banca, il gruppo bancario in cui da fine 2017 è stata incorporata l’ex Banca Etruria. Ed è fissata a novembre l’udienza di comparizione del responsabile civile (Ubi Banca); dopodiché si aprirà il dibattimento. Imputati e già rinviati a giudizio per il caso di questa pensionata sono Laura Dinelli, in qualità di responsabile della filiale, e Simone Gaggioli, in qualità di addetto della filiale.

È il giugno 2013 quando la pensionata – che allora aveva 76 anni – acquista con risparmi e proventi frutto della vendita di obbligazioni ordinarie che aveva in portafoglio, obbligazioni subordinate della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio per 100mila euro. Tali nuove obbligazioni le sarebbero state presentate come «sicure e vantaggiose», si legge nel decreto di citazione diretta a giudizio dei due imputati; la pensionata avrebbe detto sì al nuovo investimento dopo «insistente attività di persuasione». Nel decreto il pubblico ministero punta anche a dimostrare che la pensionata non aveva le conoscenze e le competenze per rendersi conto che quegli investimenti erano in realtà «speculazioni ad alto tasso di rischio» e che tra i due imputati e l’anziana cliente correva «un intenso rapporto di fiducia».

Con il crac della banca aretina, tutti i nodi sono venuti al pettine. La risparmiatrice rimasta con il cerino in mano chiede aiuto a Confconsumatori Grosseto, fa causa civile e nelle more – grazie ad un esposto dell’associazione – la Procura di Arezzo passa sotto la lente di ingrandimento il caso per il quale ha deciso di procedere d’ufficio. La pensionata e Confconsumatori – presieduta a Grosseto ma anche in Toscana dall’avvocato Marco Festelli e ammessa come parte civile – sono assistiti dall’avvocato Roberto Santi Laurini. 
 

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