Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Molesta studentessa durante uno stage Imprenditore nei guai

Pierluigi Sposato

Sessantenne accusato di atti sessuali sulla ragazza impegnata in un progetto scuola-lavoro: patteggia 18 mesi

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GROSSETO

Era accusato di aver molestato una studentessa di diciotto anni che stava frequentando lo stage di alternanza scuola-lavoro. Lui, il titolare dell’attività, poco meno che sessantenne, ha preferito non discutere le accuse scaturite dalla querela della ragazza, presentata l’anno scorso, e ha patteggiato la pena all’udienza preliminare.

Il gup Marco Mezzaluna ha ritenuto equa la pena di 18 mesi (pena sospesa e non menzione) concordata tra il il pm Salvatore Ferraro e il difensore Giulio Torlone. La ragazza aveva spiegato ai carabinieri che i fatti erano avvenuti all’interno del laboratorio artigiano nel tardo pomeriggio: il titolare si era assentato per una consegna, era poi tornato quando il collega rimasto aveva finito il turno di lavoro. «Ero seduta alla scrivania, lui si è avvicinato, poi io sono andata vicino al suo computer per fargli vedere un lavoro. A quel punto lui ha cominciato a tenere un atteggiamento scherzoso, voleva ballare un valzer, mi aveva preso tra le braccia cominciando un passo. Era la prima volta che si comportava così, mai avevo ravvisato maliziosità. Poi mi ha portato in un’altra stanza, al buio, con una poltrona». E lì sarebbero avvenuti i fatti oggetto della contestazione. L’imprenditore le avrebbe messo una mano sui glutei, l’avrebbe afferrata e sollevata da terra, poi, una volta accomodatosi sulla poltrona, l’avrebbe fatta sedere su una gamba e l’avrebbe toccata sulle stesse gambe, le avrebbe dato baci sul collo e sulla guancia. Quando lei, disorientata («poteva essere mio padre»), aveva cercato di alzarsi, sarebbe stata presa per i fianchi: l’uomo l’avrebbe riavvicinata a sé e le avrebbe chiesto se fosse fidanzata.

La ragazza, sempre secondo da lei denunciato, era riuscita ad allontanarsi e a tornare alla postazione. Aveva ricominciato a lavorare. Poco dopo era stata raggiunta dal titolare, che le aveva chiesto scusa comprendendo di aver esagerato: «Sono un vecchio rinco...», aveva detto. La ragazza, rassicurata dal fatto che l’uomo non manifestava più alcun istinto, aveva deciso di rimanere sul posto di lavoro fino all’ora in cui abitualmente sarebbe passato il padre a prenderla per far ritorno a casa. «Ho compilato il registro scolastico delle presenze, il titolare l’ha firmato. Io sono andata via dicendogli che sarebbe stato l’ultimo giorno anche se non avevo completato il percorso di stage. Lui si è scusato ancora una volta. Io poi ho raccontato tutto ai miei genitori». E la sera stessa era andata dai carabinieri a sporgere la querela. Le indagini si sono concluse in breve tempo, dopo l’integrazione della querela, l’altro giorno il caso è stato definito all’udienza preliminare. Il giudice ha riconosciuto la lieve entità degli atti sessuali contestati e ha ritenuto non gravi i riflessi psicologici sulla vittima, concedendo l’attenuante speciale e la prevalenza sull’aggravante del fatto commesso con abuso di potere e violazione dei doveri inerenti al servizio pubblico svolto; un’ulteriore attenuante è stata concessa in conseguenza del risarcimento integrale del danno. —

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