Il Tirreno

Grosseto

Assoluzione in appello per un allevatore

Lauro Rossi era stato condannato per maltrattamenti di cavalli e contributi illecitamente percepiti

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GROSSETO. Due anni fa il Tribunale di Grosseto lo aveva condannato a 12 mesi complessivamente: 10 di reclusione per l’indebita percezione di contributi comunitari e 2 di arresto per maltrattamenti di cavalli, nonché alla confisca di 23mila euro, pari alla somma dei contributi ritenuti illecitamente riscossi, e al risarcimento nei confronti di Artea (l’azienda regionale per le erogazioni in agricoltura) e di Enpa, entrambe costituite parte civile nel procedimento.

Ieri la seconda sezione della Corte di appello di Firenze lo ha assolto: i fatti non sussistono. Lauro Rossi, conosciuto allevatore maremmano, difeso dagli avvocati Riccardo Lottini e Luca Di Paola, era finito sotto inchiesta in qualità di titolare dell’azienda agricola Le Selvacce: in questa qualità aveva presentato ad Artea tramite Coldiretti (entrambe estranee) la domanda di ammissione ai contributi comunitari.

La contestazione riguardava una consistenza di stalla di cavalli ritenuta non corrispondente al vero, omettendo dati rilevanti come decessi, vendite, smarrimenti e altro; per il 2009, Rossi aveva dichiarato la presenza di 171 equidi di razza pura maremmana mentre secondo l’accusa ne avrebbe avuti soltanto 82; per il 2010, 100 contro 70. Avrebbe ricevuto 17.800 e 6.000 euro per questa razza minacciata di estinzione. E poi, 40 esemplari esaminati il 25 marzo 2011 dal corpo forestale intervenuto dopo la segnalazione dell’Enpa sarebbero stati in stato di grave denutrizione e abbandono, detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura e con modalità tali da produrre gravi sofferenze. In conseguenza della condanna, a Rossi erano stati bloccati tutti i finanziamenti pubblici.

Il difensore, già in primo grado, aveva sostenuto che le indagini erano state carenti e che comunque, sulla base degli stessi atti raccolti in sede di accertamenti, l’ipotesi accusatoria non era sussistente. Tesi rafforzata dopo la lettura delle motivazioni della condanna e sostenuta quindi in appello, di fronte ai giudici della seconda sezione.

La Procura generale aveva ravvisato la prescrizione per i maltrattamenti mentre aveva chiesto la conferma della condanna per i contributi. L’Avvocatura dello Stato rappresentava in appello l’Artea. (p.s.)



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