Il Tirreno

Grosseto

Sensori per testare l’aria Arcidosso diventa “smart”

di Fiora Bonelli
Sensori per testare l’aria Arcidosso diventa “smart”

Due fisici lanciano l’idea di spargere microcomputer in strade, case e giardini Obiettivo mappare l’inquinamento del territorio. Si cercano fondi europei

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ARCIDOSSO. Arcidosso sarà smart city. Non un sogno, ma un progetto possibile, che è stato lanciato nel corso del work shop sull’ambiente che si è tenuto dal 21 giugno fino a ieri nel paese amiatino

Un’idea firmata da Armando Bazzani, fisico del dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Bologna, e che ha coordinato col collega Sandro Rambaldi il progetto messo in piedi a Venezia lo scorso anno per stimare i flussi pedonali in ingresso nella città e per studiare l’uso che della città fanno i turisti. È proprio lui che ad Arcidosso ha lanciato l’idea di utilizzare tanti microcomputer nel paese amiatino per testare in modo capillare la qualità dell’aria e individuare le possibili zone sottoposte a inquinamento. «Questa idea – spiega Bazzani al Tirreno – nasce, appunto, dall’esperimento che abbiamo fatto a Venezia. Lì abbiamo monitorato la città per la dinamica dei flussi pedonali, qui per avere un quadro della salubrità o meno dell’aria. Cosa ho in mente? L’idea di spargere sensori sul territorio in modo capillare. Ogni casa, ogni giardino, ogni parte del comune, insomma, ne avrà uno che sarà collegato a un computer e in grado di raccogliere dati in quantità sullo stato dell’aria. In questa maniera avremo una mappatura completa dello spazio comunale che ci permetterà di individuare gli inquinanti, se ci sono, di localizzarli precisamente e di testare l’aria 24 ore su 24».

Bazzani spiega di che tipo siano i sensori e le loro qualità significative. «Il vantaggio – dice – è che danno risultati immediati e sono distribuiti in modo molto capillare e così sono in grado di dare una sorta di preallarme in caso di dati anomali. Va detto che sono senz’altro meno precisi rispetto a quelli che ad esempio usa Arpat, ma hanno il grande vantaggio di poter monitorare e rendere intelligente, appunto, un intero territorio, dato il numero e la facilità di lettura dei risultati. Ma cosa permette di fare un territorio intelligente? Non solo permette di capire se l’aria è o no inquinata e da cosa, non solo quanto, ma ci porta a conoscere quale parte dello spazio monitorato lo è. E in questa maniera è più facile individuarne le ragioni. Proprio come accade nelle città, dove ad esempio, vi sono zone in cui l’aria è perfetta ed altre dove c’è inquinamento pesante a causa di fattori i più disparati che si manifestano proprio in una data zona e non in un’altra. Per cui l’innesto dei sensori in aree sensibili, siano esse a impatto umano che non, darà la possibilità di “leggere” il territorio».

Bazzani specifica anche che il progetto è interessante per la comunità di Arcidosso ma anche per l’Università: «È naturale che il territorio ne possa avere ricadute benefiche, ma anche per l’università e i ricercatori è interessante, perché si tratta di disporre di dati assai più numerosi, più diffusi e più continui e di poterli elaborare secondo nuovi modelli matematici». Un progetto nel quale prima di tutto va coinvolta e sensibilizzata la popolazione «che deve diventare essa stessa generatrice di monitoraggio in continuum», osserva Bazzani. Un progetto ambizioso per il quale va trovato un finanziamento che sostenga le spese del sistema e del personale.

«Potremmo trovare il finanziamento su un progetto europeo inerente alle smart city – dice il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini –. Se non riuscissimo a finanziarlo in questo modo, valuteremo di potervi impegnare risorse del bilancio comunale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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