Il Tirreno

Grosseto

Sei, la Maremma rischia di restare fuori

di Gabriele Baldanzi
Sei, la Maremma rischia di restare fuori

Grazie al via libera di Sta la società ha avviato le procedure per mettere in vendita la metà delle quote di Ecolat e Cooplat

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SIENA. Nel consiglio di amministrazione di Sei Toscana, riunitosi mercoledì pomeriggio, c’è stato un colpo di scena. Clamoroso. L’ad Marco Mairaghi, forte del via libera dei consiglieri espressi da Sta (il socio più pesante nel capitale del gestore del ciclo dei rifiuti della Toscana meridionale), ha avviato le procedure per mettere in vendita circa la metà delle quote di Cooplat (13%) ed Ecolat (11, 7). Sta ha interesse ad acquisirle: tutto ciò nelle more di un giudizio ancora aperto, che vede contrapposte Ecolat e Cooplat a Sei Toscana. Per la cronaca Sta possiede già il 26,8% delle quote di Sei Toscana e ora nella guerra interna alla compagine societaria di Sei siamo ormai ai colpi bassi.

L’ANTEFATTO. Quattro anni fa Sei Toscana ha deliberato un aumento di capitale in due tranche, la prima da 12 milioni e la seconda da 18 milioni. Ecolat e Cooplat a febbraio 2017 hanno versato la parte di competenza (circa 3 milioni), anche tramite la conversione di un credito. Il cda di Sei Toscana ha però rifiutato la compensazione, chiedendo un versamento integrale in denaro e sospendendo, nel frattempo, l’esercizio del diritti di voto nelle assemblee di Cooplat ed Ecolat. Queste ultime hanno avviato un contenzioso nei confronti di Sei per vedersi riconosciuto il diritto alla compensazione, un giudizio di reclamo tutt’ora pendente al Tribunale delle imprese di Firenze, che potrebbe invalidare alcune delibere del cda di Sei. Nei primi mesi del 2018 la Corte di Cassazione ha pronunciato una sentenza che riconosce il diritto a versare gli aumenti di capitale tramite compensazione con i cosiddetti “Finanziamenti soci”, proprio come richiesto a suo tempo da Cooplat e Ecolat.

LA SITUAZIONE ATTUALE. Le somme richieste da Sei Toscana sono state pagate di recente. In ritardo. E con una postilla: Ecolat e Cooplat si sono riservati di chiederne la restituzione qualora il Tribunale di Firenze desse torto a Sei. Due giorni fa Mairaghi ha rifiutato il pagamento, lanciando di fatto la scalata alle quote dei gruppi che fanno a capo a Fabrizio Frizzi e Giuseppe Pinto. Questo determinerà un ulteriore accrescimento dell’influenza di Sta (che attraversa una fase di difficoltà anche per via del concordato sull’inceneritore di Scarlino), società controllata da due curatele fallimentari, quelle di Unieco e de La Castelnovese.

PARLA STA. Proprio ieri Sta – holding di imprese cooperative toscane ed emiliane (tra cui Unieco, La Castelnovese e la “nemica” Cooplat) e della Banca Ubi, ha rotto il silenzio, riprendendo le dichiarazioni del sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli che nei giorni scorsi, proponeva di superare questa delicata fase della governance di Sei Toscana dotando la società di nuovi assetti e di un rinnovato progetto industriale, anche con l’eventuale ingresso di nuovi partners a proprietà pubblica. Il nome del socio gradito è quello di Estra spa. «Troviamo comprensibile – scrivono i vertici di Sta – che si pensi a Estra, soggetto aggregatore di interessi pubblici, per partecipare ai processi di rilancio della società. Non abbiamo nulla in contrario nel ridare ai soci pubblici un ruolo prevalente nella compagine, come, del resto era in origine». Ed è proprio attraverso Estra che Siena, Arezzo e altri Comuni di quell’area potranno tornare a esprimere la maggioranza di Sei Toscana.

ROSE E FIORI. Il documento di Sta è conciliante. «In questa prospettiva e in piena coerenza con quanto dichiarato con due lettere inviate a tutti soci di Sei Toscana, prima nel giugno 2017 e poi a febbraio 2018 – prosegue la nota – Sta riconferma la propria disponibilità, nell’ambito dell’attuale aumento di capitale sociale, a rinunciare a una parte delle proprie quote azionarie per consentire ai soci pubblici di riacquisire la maggioranza». Sei si dice anche disponibile a un confronto con tutti i soci di Sei Toscana (quindi anche Ecolat e Cooplat – ndr) per definire le auspicate nuove regole di governo della società e per condividere il nuovo Piano industriale nell’interesse superiore di Sei Toscana e degli azionisti.

LA RESA DEI CONTI. A settembre scade il secondo aumento di capitale da 18 milioni, già deliberato dagli organi a supporto del nuovo Piano industriale. Sarà la resa dei conti: l’occasione per rideterminare ruoli e rappresentanze in Sei, ridando maggioranza alla componente pubblica e con essa i necessari poteri di indirizzo e controllo alla politica. Grosseto esclusa.

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