La manifestazione
Il pellet è contraffatto Maxi sequestri e denunce
Materiale di qualità scadente arrivato dalla Polonia e venduto con il marchio EnPlus L’indagine è partita da Follonica: i documenti contabili sono stati passati ai raggi X
FOLLONICA. Follonica e Tarquinia, in provincia di Viterbo, sono state le prime città finite sotto la lente d’ingrandimento della guardia di finanza. È nella città del golfo che ha preso il via l’indagine delle fiamme gialle “Hot import”: hot, caldo in inglese, il caldo che avrebbe dovuto generare il pellet utilizzato per alimentare le stufe. Ma il materiale scoperto e poi sequestrato dai finanzieri non era quello che veniva promesso agli acquirenti.
Tutto è cominciato tra febbraio e maggio quando gli uomini della guardia di finanza di Follonica, coordinata dal comandante provinciale Antonio De Gaizo, insieme ad altri reparti e sotto la direzione della Procura di Civitavecchia, ha perquisito 17 società per aver importato/acquistato e successivamente ceduto, anche on line, pellet marchiato illecitamente EnPlus®.
Frode in commercio: è questo il primo reato accertato dai finanzieri proprio nei confronti di una società di Follonica e un’altra di Tarquinia, che si è poi allargata ad altre zone d’Italia. I risultati non si sono fatti attendere: oltre 50 militari appartenenti a 13 reparti (Veneto, Umbria, Emilia Romagna e Lazio) hanno sequestrato complessivamente 3.680 sacchi di pellet illecitamente marchiati, equivalenti a 36,80 tonnellate accertando, sulla base dell’esame delle fatture di vendita acquisite, il consumo di 717.054 sacchi di pellet illecitamente marchiati EnPlus®, equivalenti a tonnellate 7.170,54. La società con sede a Tarquinia importava, da una società controllata slovacca, ingenti quantitativi di pellet marchiato EnPlus®A1, privo dei requisiti di certificazione, che sua volta veniva poi venduto ad altre società italiane. Un giro d’affari di due milioni di euro, che coinvolge in Italia 400 società.
I militari della finanza di Follonica sono riusciti a risalire alla filiera scoprendo che la società produttrice estera, usurpando il titolo industriale registrato EnPlus®, ha illecitamente esportato in Italia il pellet con la connivenza delle società italiane importatrici, che poi lo hanno messo in vendita frodando la fede del consumatore ignaro. A questo reato si aggiunge anche quello di aver creato concorrenza sleale nei confronti delle società venditrici che invece avevano in catalogo il materiale originale: il suo prezzo sarebbe dovuto essere inferiore rispetto a quello di un prodotto di qualità, marchiato lecitamente EnPlus®.
Sono al vaglio gli aspetti fiscali conseguenti, nei confronti delle aziende coinvolte.
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