Il Tirreno

Grosseto

Casalone, sullo stop deciderà il giudice

di Giovanna Mezzana
Casalone, sullo stop deciderà il giudice

Allevatori e fantini chiedono al Tar il sequestro cautelare di 1 milione e 400mila euro di montepremi. Udienza il 27 giugno

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GROSSETO. Non sarà una passeggiata “in piano” il trasferimento delle corse dal Casalone di Grosseto ai Pini di Follonica: fantini, allenatori, proprietari di scuderie e aficionados del galoppo maremmano si mettono di traverso. Tant’è che il 27 giugno, davanti ai giudici del Tribunale amministrativo della Toscana, si terrà la prima udienza per il ricorso presentato il 13 giugno da Stefano Mattii, avvocato del Foro di Fermo che – dopo aver raccolto una settantina di procure messe nelle sue mani da altrettanti cavallari – ha redatto le carte bollate che puntano a bloccare il trasloco delle giornate di galoppo e relativo montepremi dallo storico ippodromo grossetano al trotter follonichese. Si tratta di un ricorso “pesante” che non solo chiede l’annullamento dei provvedimenti con cui i ministeri dell’agricoltura (Mipaaf) e delle finanze (Mef) suggellano il matrimonio tra le società Ippodromo del Casalone e Sistema Cavallo – con conseguente soppressione del partner grossetano – ma anche il «sequestro cautelare di 1 milione e 400mila euro», cifra che corrisponde al «montepremi distribuito – si legge nel ricorso al Tar – sul palo di Grosseto», sia nel 2016 che nel 2017.

Nel mirino. Con il ricorso presentato al Tar Mattii impugna una serie di atti. Primo: la partnership siglata l’8 febbraio tra la società Ippodromo del Casalone e Sistema Cavallo, che gestisce l’impianto follonichese, tradizionalmente deputato al trotto; è del resto questo il cavallo di Troia da cui inizia la disfatta del Casalone. Secondo: il famoso decreto direttoriale n. 20728 del 21 marzo con cui il Mipaaf, verificato il rispetto dei dettami stabiliti dal Decreto Castiglione per la Riforma dell’Ippica, prende atto di quell’accordo di partnership tra le due società, che di fatto prevede «attraverso la realizzazione del denominato “Progetto ippica in Maremma» «il raggruppamento e la riorganizzazione delle attività ippiche delle due società di corse concentrandole tutte all’ippodromo dei Pini»; Casalone, addio. Terzo: il decreto con cui il 24 aprile il Mipaaf – in prima battuta, poi ci sarà un passo indietro – stila il calendario delle corse e piazza a giugno, all’ippodromo dei Pini, quattro giornate di galoppo lasciando intonsa la pista erbosa del Casalone. Quarto: il decreto del 6 giugno – firmato da Francesco Saverio Abate, che è a capo della direzione generale per l’ippica – che cristallizza le scelte fatte negli ultimi mesi da Roma con il benestare delle società ippiche e viceversa, e che stabilisce che le corse di galoppo portate in dote dal Casalone ai Pini di Follonica potranno svolgersi «a esito positivo (della) realizzazione del progetto», ovvero dopo il collaudo della realizzanda pista per il galoppo.

La chiamata in causa. Non finisce qui. L’avvocato marchigiano porta sul banco dei giudici del Tar anche «le omissioni del Comune di Grosseto» «che deve imporre – si legge nel ricorso – la manutenzione della superficie e dei manufatti dell’Ippodromo del Casalone per assicurare la sua vocazione reale urbanistica», quella, appunto, di ippodromo.

Tanti soldi. Con tale ricorso il Mondo Cavallo mediante il proprio legale chiede dunque ai giudici amministrativi di annullare i provvedimenti impugnati; di accertare che il Mipaaf organizzi all’ippodromo del Casalone nel 2018 lo stesso numero di giornate di galoppo organizzate nel 2017, cioè 31, e con lo stesso montepremi; e, soprattutto, chiede un «provvedimento di sequestro cautelare» di un milione e 400mila euro, cifra che corrisponde agli ultimi montepremi complessivi annuali sul palo del Casalone; l’obiettivo di quest’ultima richiesta è di evitare che eventuali risorse che porterebbe in pegno il Casalone «vengano dirottate altrove» spiega Mattii «o spese per un fine diverso da quello legale e legittimo», cioè «le corse di cavalli al galoppo al Casalone».

Lo sprint. «Siamo nelle mani dei giudici amministrativi di Firenze» dice l’avvocato Mattii che saluta favorevolmente l’accoglimento della sua richiesta di dimezzare i termini per la camera di consiglio: l’udienza è stata fissata infatti per il 27 giugno.

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