Il Tirreno

Grosseto

Mafie in Maremma, allarme rosso

di Alfredo Faetti
Mafie in Maremma, allarme rosso

Il nuovo rapporto della Normale di Pisa conferma: in provincia di Grosseto presenze tra le più radicate in Italia

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GROSSETO. A Follonica se ne è cominciato a parlare apertamente dopo una tragedia: una sparatoria in pieno centro, un morto, due feriti gravi e due arresti. Ma il fenomeno delle “modalità mafiose” e il pericolo d’infiltrazione della malavita organizzata non allarma solo la città del Golfo: riguarda in maniera crescente tutta la Maremma, dove c’è terreno fertile per far sparire il denaro sporco.

Lo dice il nuovo rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana, redatto dall’Università Normale di Pisa, che attesta la provincia di Grosseto ai massimi livelli italiani per quanto riguarda il riciclaggio e la presenza ormai organizzata di soggetti mafiosi. «Il livello di allarme è molto elevato», spiega Alberto Vannucci, professore ordinario di Scienza Politica che ha contribuito alla stesura del rapporto 2017, pronto per essere pubblicato a luglio.

Anticipazioni arrivate al Casello Idraulico di Follonica, dove martedì sera è stato presentato il libro “Vent’anni di lotta alle mafie e alla corruzione in Italia” in cui viene raccolta l’esperienza di Avviso Pubblico, la rete di enti locali impegnata a promuovere la cultura della legalità.

“Follonica per la legalità”: così è stata intitolata la serata, due mesi dopo i fatti di via Matteotti del 13 aprile scorso, quando Raffaele Papa ha sparato quattro colpi con una pistola uccidendo Salvatore De Simone e ferendo gravemente il fratello Massimiliano e la farmacista Paola Martinozzi. Una lite scoppiata per futili motivi, per cui è stato arrestato anche Antonio Papa, padre di Raffaele, con l’accusa di aver concorso ai reati del figlio reo confesso. «Un omicidio non mafioso ma avvenuto in un contesto mafioso», dice Paolo Borrometi, giornalista seguito fin sul golfo dalla sua scorta. «È stata presa coscienza di determinate dinamiche presenti in città», ha detto il sindaco Andrea Benini.

Ma limitare la questione a questo episodio sarebbe sbagliato. «A Follonica è stato arrestato anche un professionista con l’aggravante del metodo mafioso», ricorda il sindaco.

E se pure quest’ultima vicenda è ancora nel pieno di un iter giudiziario che deve chiarirne i contorni, è chiaro come in generale – spiegano da Avviso Pubblico – proprio i professionisti «hanno un ruolo centrale nelle infiltrazioni mafiose sui territori. In molte vicende toscane giocano un ruolo centrale di soggetti che usano ruoli e competenze, tessendo rapporti, per favorire corruzione», spiega Vannucci.

Nel rapporto della Normale, tra le vicende toscane la provincia di Grosseto salta fuori spesso, anticipa il docente. Insieme ad altre tre province della regione, rispetto all’anno scorso, la Maremma registra due novità, anche se le loro radici sono ben più datate. La prima: qua «i mafiosi operano come mafiosi veri», dice Vannucci, intendendo che questi soggetti non solo operano in mercati illeciti, ma sono riusciti a prenderne il controllo, dettandone regole e tempi. La seconda: la Toscana ha il livello più alto d’Italia per quanto riguarda il riciclaggio e la Maremma ne è una delle capofila.

Una sorpresa? A dire il vero no. Già nel rapporto 2016, il primo stilato dalla Normale, è lampante la presenza di un contesto mafioso sul territorio. La Maremma è in testa alla classifica per quanto riguarda gli incendi di origine dolosa. «Se tali eventi possono avere una matrice diversa da quella tipicamente mafiosa, questi denotano in ogni caso l’incremento di attività illecite che necessitano dell’intimidazione nei confronti delle vittime a fini estorsivi», si legge nel rapporto, a cui si aggiungono i primati in classifica regionale per quanto riguarda il caporalato e gli immobili, qui intesi come fabbricati e terreni, confiscati alla mafia.

Insomma, in Maremma la mafia c’è. E Benini lo ricorda in chiusura, riprendendo i fatti follonichesi: «I nomi delle inchieste sono di gente che potevi incontrare in centro o sul lungomare. In un certo senso, siamo noi».



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