Il Tirreno

Grosseto

Amba ed Eurocom, nessuna offerta è arrivata alle aste

di Pierluigi Sposato
Amba ed Eurocom, nessuna offerta è arrivata alle aste

Destino comune per i due ex impianti industriali  Saranno messi di nuovo in vendita entro quattro mesi

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GROSSETO. Sono finiti tutti e due all’asta ma per nessuno delle due è arrivata un’offerta. Né per l’Amba, lo stabilimento che fu di Natale Lorenzini alle porte di Grosseto, né per l’Eurocom di Capalbio. Per entrambi, si è trattato di vendite senza incanti, per entrambi di è trattato di procedure conseguenti al fallimento delle società proprietarie. Per entrambi, il giudice delegato Claudia Frosini e il curatore Alessandro Oneto dovranno fare un nuovo tentativo entro quattro mesi. Si partirà da una base ridotta rispetto a quella dell’altro giorno: 1.125.000 euro per Amba, 1.696.000 per Eurocom.

Destino comune per due fabbriche importanti della nostra provincia, in cerca di un nuovo imprenditore al quale possa venire in mente un’idea per realizzare - alla Rugginosa Vecchia come alla Torba - una nuova realtà imprenditoriale. Magari anche solo per l’affitto, come sembra che stia avvenendo per l’ex sede dell’impero Lorenzini. Ma comunque un’attività produttiva. Il prezzo potrebbe essere invitante ma è il contesto che deve essere valutato nel suo insieme.

Per l’Eurocom, un tempo impianto di trattamento dei rifiuti (il fallimento risale al luglio 2005), l’architetto Luca Cherubini, incaricato dal giudice di una stima (2010-2012), aveva messo in evidenza tra l’altro due aspetti: l’incendio che aveva interessato lo stabilimento situato lungo la statale Aurelia il 23 ottobre 2004 e la presenza di inquinanti come diossine e furani meglio rilevati dal geologo Marco Fanti (contaminazione su una superficie di 3.100 metri quadrati dell’area di stoccaggio non asfaltata per la profondità di un metro (e con costi di bonifica stimati in 250mila euro). Quello dell’inquinamento era stato un problema preso in carico dalle amministrazioni Già sei anni fa l’opificio (6 corpi fabbrica - area complessiva di 12mila metri quadrati) si presentava in condizioni precarie: «stato di manutenzione e conservazione scarsamente sufficiente - aveva scritto Cherubini - pressoché in stato di utilizzo e abbandono, necessitando di sostanziali opere di ristrutturazione, in particolare alla palazzina uffici e agli impianti. Mancavano i sanitari, gli elementi dell’impianto del riscaldamento e i componenti finali degli impianti elettrici. In pessimo stato di manutenzione i climatizzatori. Ci sono poi le questioni urbanistiche. L’architetto aveva rilevato che «l’opificio industriale risolta non conforme» rispetto agli atti abilitativi rilasciati dal Comune, a causa di modifiche in fabbricati, aree e locali tecnici: difformità sanabili con un accertamento di compatibilità paesaggistica. Secondo l’esperto, l’impianto non può che essere venduto in un solo lotto, date le sue caratteristiche. A quasi 2 milioni di euro, da cui dovevano essere detratti i costi della bonifica: per un totale, appunto di 1 milione e 696 euro. Nella sua relazione, l’architetto Cherubini definiva la zona «non molto appetibile a fini residenziali» (le case presenti sono quelle annesse alle attività produttive presenti) ma comunque «potrebbe essere appetibile per la futura destinazione turistico-ricettiva prevista in fase di riconversione degli immobili», comunque non attuabile all’epoca della verifica. Adesso per Eurocome e Amba è atteso un nuovo appuntamento con le aste, entro l’anno.

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