Il dolore
Villetta crollata, in tre sotto processo
Nel febbraio 2014 un movimento improvviso del terreno a Bagnore: era rimasto intrappolato uno degli abitanti
GROSSETO. Di lui, hanno detto i soccorritori, spuntava soltanto una mano dalle macerie della casa travolta dal movimento improvviso del terreno. Lui, Maicol Biccellari, oggi 29 anni, era stato come miracolato: «Non ho riportato conseguenze fisiche», ha detto al giudice Andrea Stramenga prima di venir congedato senza essere interrogato: sono state acquisite le dichiarazioni rese in fase di indagine. Era stato chiamato come testimone - non è parte civile in altri procedimenti, ha spiegato - al processo che la Procura ha disposto per i presunti responsabili degli interventi che avevano causato il crollo parziale della villetta a due piani, costruita ai piedi di una scarpata a Bagnore: un crollo causato dalla frana del pendio che collassava sull’edificio. Era il 12 febbraio 2014.
Tre tecnici sono sotto accusa per “rovina di edifici o altre costruzioni”, in cooperazione colposa. Il geologo incaricato della valutazione di stabilità dell’area ai fini del rilascio del titolo edilizio (chiesto dal proprietario), Andrea Irsara; il progettista e direttore dei lavori strutturali autorizzati nel marzo 2006, l’ingegner Guido Bartalucci; il progettista e direttore dei lavori architettonici autorizzati con lo stesso permesso per costruire, Guido Mililotti. Imprudenza, negligenza e imperizia, secondo l’accusa (in aula la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo): Irsara avrebbe effettuato una valutazione erronea di stabilità dell’area, qualificata come ammasso roccioso di trachiti senza pericolo di frane, mentre il terreno sarebbe stato costituito da una coltre superficiale di detriti, e avrebbe omesso la valutazione degli sbancamenti previsti dal progettista. Bartalucci e Mililotti avrebbero effettuato la modifica mediante sbancamento, con un nuovo profilo del versante e dell’area piana, ancora secondo l’accusa conconseguenze destabilizzanti, omettendo un confronto con il geologo e comunque l’adozione dei presidi destinati a evitare dissesti.
Non si parla di lesioni in questo processo. Si parla di questioni di stabilità e progettazione. E per questo motivo non potranno che essere decisivi i confronti tra i consulenti tecnici: a fine settembre saranno sentiti quello della Procura, l’ingegner Gianfranco Savelli, e gli altri specialisti chiamati dalle parti per far luce sulle eventuali responsabilità. All’udienza di ieri si è parlato invece delle drammatiche fasi dei soccorsi. Dello schianto avvertito alle 4 della notte, della difficoltà dell’intervento. Per i vigili del fuoco, ha testimoniato Roberto Trapassi, intervenuto con i colleghi: erano servite due ore per poter recuperare Biccellari e affidarlo alle cure del 118. A Trapassi sono state poste domande anche sulle precipitazioni di quei giorni.
«Ci siamo risvegliati e ci siamo trovati senza casa», ha detto la sorella della fidanzata di Maicol, che abitava nello stesso edificio dal 1° febbraio 2012. Gli ambienti della casa erano devastati: la stanza dove dormiva Biccellari era «invasa da terra, sassi, pezzi di muro». La frana aveva spostato un tramezzo, rendendo alcuni locali irriconoscibili e anche non praticabili. «Di lui vedevamo solo la mano». Poi l’arrivo dei vigili del fuoco e del 118. I difensori (Carlo Valle, Alessio Bianchini, Roberto Tiberi) hanno fatto domande sugli interventi di pulizia del terreno adiacente. La proprietà dell’immobile si è costituita parte civile con l’avvocato Alfredo Bragagni (ieri in aula la collega Simona Daviddi).
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