Sicurezza
Il 29 giugno il bilancio sotto l’esame dei soci
SIENA. Le dimissioni del presidente di Sei Toscana Roberto Paolini, una settimana fa, non sono state una sorpresa. Non si conoscono ancora le motivazioni, ma da quando la gestione del ciclo dei...
SIENA. Le dimissioni del presidente di Sei Toscana Roberto Paolini, una settimana fa, non sono state una sorpresa. Non si conoscono ancora le motivazioni, ma da quando la gestione del ciclo dei rifiuti, appaltata con una gara da tre miliardi di euro, è finita sotto inchiesta per corruzione, guidare Sei Toscana è diventato un compito arduo. Soprattutto per gli attriti tra la componente pubblica e quella privata, diventata maggioranza. Nel frattempo sono arrivati anche i tre commissari, su richiesta dell’Autorità nazionale anticorruzione.
Insomma un quadro complesso, con delicati intrecci tra politica e mondo economico. Sullo sfondo la crisi del Pd e delle principali banche del territorio. Una settimana fa gli amministratori di Sei Toscana, sette consiglieri più l’ad Marco Mairaghi, hanno adottato un bilancio in perdita per 4,2 milioni. In rosso nonostante 150 milioni all’anno di entrate da 104 Comuni. Un bilancio che adesso deve passare al vaglio dei soci, il prossimo 29 giugno. I numeri di Sei Toscana sono impressionanti: 540.000 tonnellate di rifiuti urbani e assimilati gestiti ogni anno, 910 mila abitanti serviti su oltre 12mila chilometri quadrati di territorio, per una produzione annua pro capite di 593 kg. Sei Toscana possiede settecento mezzi di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti, circa 53mila contenitori stradali di raccolta. Un migliaio i dipendenti, più un indotto lavorativo di tremila persone. In futuro la gestione dei rifiuti non dovrà più essere ostaggio di dinamiche che nulla hanno a che fare con l’interesse pubblico. La maggior parte dei Comuni chiedono la raccolta differenziata, una corretta gestione del sistema dei rifiuti e il potenziamento di progetti volti al riuso della materia. (g.b.)
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