Gioco
All’asta per un milione la storica fabbrica Amba
Ribassato ancora il prezzo del complesso alla Rugginosa. Il titolare costruì la piscina del Papa a Castelgandolfo
GROSSETO. C’era una volta un’industria alle porte della città che dava lavoro a tanti dipendenti e che costruiva strade in tutta la Penisola. Si chiamava Natale Lorenzini e la sua società, l’Amba, era una delle più floride della provincia.
Finché gli appalti vinti erano stati pagati e la società Amba aveva continuato ad aprire cantieri, il suo nome era diventato un bel volano per tutta la Maremma e si era fatto conoscere in tutta Italia. Opere importanti, come la costruzione della piscina della residenza estiva del Papa a Castelgandolfo o la realizzazione di parti della rete autostradale italiana. Poi le cose cominciarono a prendere un piega differente, comune a molte industrie che fino agli anni ’90 hanno prodotto reddito. Appalti pagati a singhiozzo, il lavoro che era diminuito, le opere che via via si erano dimensionate e un debito con l’Inps di 150 milioni di vecchie lire che l’imprenditore non aveva versato, pur trattenendole dalle buste dei suoi operai.
Il pretore lo condannò al pagamento di una multa da 850mila lire e, quando Lorenzini chiese l’ammissione al concordato preventivo per evitare il fallimento, il giudice lo ritenne non meritevole proprio a causa di quel decreto penale di condanna. Fu quello, probabilmente, l’inizio della fine: l’Amba è fallita e quello che resta della fabbrica alla Rugginosa è ora un complesso industriale che il curatore della procedura, l’avvocato Alessandro Oneto, sta tentando di vendere. La perizia firmata dai consulenti tecnici d’ufficio, gli architetti Lucia Sarti e Luca Chrubini, aveva stimato un valore complessivo del lotto, che ha una superficie totale di quasi cinque ettari, pari a tre milioni e 440mila euro. Di aste giudiziarie se ne sono susseguite diverse ma di offerte al curatore fallimentare non ne è arrivata alcuna.
Il prezzo ora è sceso e oggi il giudice della procedura Claudia Frosini, dovrà valutare - sempre che siano state depositate - le offerte per l’acquisto dell’area che comprende non soltanto il capannone industriale, ma anche la piena proprietà di uffici, abitazione, fabbricato per officine e magazzini, deposito attrezzi e tettoie, carro ponte - tettoie; autoclave acqua; autoclave e magazzino; impianti; cabina Enel, resede, il tutto per una cifra a base d’asta che oggi parte da 1 milione 125mila euro, con un rialzo d’asta di cinquantamila euro a offerta.
Fino ad oggi, è stata proprio la superficie complessiva di tutto il lotto all’asta che ha scoraggiato gli investitori. Su quei cinque ettari di terreni e fabbricati alla Rugginosa, infatti, non può nascere nient’altro che un insediamento artigianale o industriale unico. La proprietà quindi non può essere suddivisa e, anche se il prezzo a base d’asta sarebbe davvero conveniente rispetto alla struttura in vendita, chi si aggiudicherà quell’area dovrà anche essere disponibile a spendere diverse centinaia di migliaia di euro per sistemarle.
Sono decenni che la fabbrica è chiusa e che tutta quella zona è rimasta completamente abbandonata: il grande piazzale è rimasto vuoto, il pavimento ha perso lo smalto che aveva una volta, i capannoni, gli uffici e tutte le altre pertinenze avrebbero bisogno di essere ristrutturate. La speranza, per il curatore fallimentare, è ovviamente quella di poter vendere l’immobile senza dover procedere a una nuova asta, ribassando ulteriormente il prezzo.
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