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Vitellino sbranato dai predatori

Vitellino sbranato dai predatori

Assalto a Pomonte, la disperazione dell’allevatore: «Così perdiamo i nostri prodotti tipici»

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SCANSANO
A Pomonte, località Pian del Forte, i predatori si mangiano un vitello e lasciano sul prato solo la pelle, la testa e le costole spolpate. . I poveri resti del vitellino di 70-80 chili, di appena qualche settimana, sono stati trovati dl suo padrone, Fabio Mecarozzi, che possiede un’ azienda di bovini Igp a Pomonte e che ha smesso di allevare pecore qualche tempo fa dopo una predazione di 48 capi. E adesso è la volta dei bovini: «Da qualche giorno il vitellino mancava, l’ho cercato ma senza esito. Le bestie vivono allo stato brado e brucano l’erba, muovendosi dentro un’area recintata con sei fili spinati che circondano i pascoli. Ma non sono riusciti a proteggerli da un lavoro che è stato senz’altro di gruppo, vista la mole dell’animale e visto come lo hanno ridotto».

A fronte dell’ennesima predazione che non dà tregua in tutto il tartassato territorio maremmano, Mecarozzi ci tiene a fare alcune considerazioni: «Bisognerebbe che istituzioni, associazioni e cittadini ci ascoltassero - dice - Noi siamo i custodi del territorio e dietro il lavoro dell’allevatore c’è una filiera importante. Se si rompe una maglia, il territorio si sgretola. Invece quando andiamo a parlare dei nostri problemi, arriva la pacca sulla spalla, promesse di aiuto e poi deserto intorno». Il timore è quello di assistere a chiusure continue. «Qui, se si chiude noi, i prodotti arriveranno dall’estero, altro che Igp - spiega - Vorremmo anche essere sostenuti dalle associazioni di categoria. Anche solo per ascoltarci, per capire di cosa abbiamo bisogno. Ma anche qui si bussa a vuoto. Al convegno/dialogo sull’emergenza predatori, ungulati e biodistretto organizzato dal gruppo agricoltura di Pitiglianoe a cui invitammo, qualche giorno fa, caseifici, associazioni categoria, sindaci, allevatori, delle associazioni non c’era nessuno. La sensazione è di abbandono totale. I problemi sono tanti, in specie predatori e cinghiali. A Pitigliano i cinghiali circolano in paese e in campagna distruggono tutto. Pochi giorni fa una scrofa coi porchetti è uscita dal cimitero di Pitigliano e anche da un’area dietro la caserma dei carabinieri. Siamo circondati e la cosa diventa pericolosa e dannosa per l’economia. Ci costringono a lasciare, in questa maniera».

E infine il terrore che dietro a questa indifferenza ci sia un piano reale per allontanare allevatori e agricoltori: «Alcuni allevatori di qui – spiega – io per primo, vorremmo creare un biodistretto. Ma se le aziende chiudono, è impossibile. Spero che la Toscana non voglia intraprendere la strada dell’industrializzazione geotermica oppure voglia che le terre siano occupate da vigneti di proprietà di grandi società multinazionali. Spero proprio che tutto questo non si verifichi». (f.b.)

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