Il Tirreno

Grosseto

Tragedia dell’Erasmus: nuove indagini

di Giulia Sili
Tragedia dell’Erasmus: nuove indagini

Accolto il ricorso presentato dai genitori delle tredici studentesse uccise nello schianto. «Vogliamo giustizia per Elena»

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GAVORRANO. «Oggi, dopo 815 giorni, il nostro ricorso è stato accettato» scrive sulla sua pagina Facebook Gabriele Maestrini, padre di Elena, una delle tredici studentesse Erasmus morte il 20 marzo 2016 nell’incidente del bus che le stava riportando a Barcellona dopo una gita a Valencia per assistere alla Notte dei Fuochi della Fiesta de Las Falla. 815 giorni di angoscia e disperazione per i genitori di Elena e di tutte le vittime dell’incidente che durante questi anni hanno dovuto assistere a due tentativi di archiviazione della causa contro Santiago Rodriguez Jimenez, l’autista che quella notte era alla guida del mezzo.

Troppo pochi gli indizi e per due volte la magistratura di Tarragona ha scelto di chiudere l’inchiesta sulle responsabilità della tragedia senza che ne venisse individuato un responsabile.

Una scelta che ha da sempre trovato contrari i genitori delle dodici ragazze che ogni volta hanno cercato la strada della riapertura.

Ieri il ricorso è stato nuovamente accolto: a darne notizia sul suo profilo Facebook è proprio Gabriele Maestrini. «815 giorni di attesa di capire perché, chi è stato, quali sono le responsabilità, chi ha causato questa immane tragedia – scrive il padre della ragazza – In questi 815 giorni due tentativi di archiviazione per una inchiesta che dovrebbe inoltre aiutare ad evidenziare e con intelligenza correggere le criticità che hanno provocato questi omicidi».

Alla giustizia spagnola occorrono altri mesi con un massimo di diciotto per capire e per acquisire altri documenti: «Cosa mancherà ancora? – si chiede il padre della ragazza gavorranese – non lo sappiamo. Cosa hanno fatti sino ad oggi? forse hanno altri problemi? Sicuramente per noi ne avranno, ma se vogliono dimostrare all’Europa intera di poter garantire giustizia e sicurezza ai nostri giovani che scelgono di studiare e soggiornare nel loro paese, dovranno dare voce al nostro dolore per dare giustizia a coloro che non ci sono più».

Per questo motivo Maestrini chiede a tutti di non dimenticare quanto successo e di ricercare in tutte le sedi istituzionali la verità per migliorare le normative di sicurezza nel nome delle ragazze scomparse. Un percorso che Maestrini sta conducendo insieme a tutti i genitori delle altre vittime, costretti a dover riaprire le ferite del passato ad ogni passaggio in tribunale.

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