Sicurezza
«Prendeva in giro gli studenti» Professore sotto processo
GROSSETO. L’accusa, integrata alla scorsa udienza, è pesante: «denigrava e prendeva in giro gli studenti che avevano più difficoltà di apprendimento nella sua materia, umiliandoli davanti alla classe,...
GROSSETO. L’accusa, integrata alla scorsa udienza, è pesante: «denigrava e prendeva in giro gli studenti che avevano più difficoltà di apprendimento nella sua materia, umiliandoli davanti alla classe, chiamandoli alla lavagna per dimostrare agli altri studenti che non erano bravi». Insomma, li avrebbe «messi in ridicolo», anche posando un crocifisso sul banco di un ragazzo la cui prova non era stata sufficiente aggiungendo «che questo ti sia di aiuto», anche correggendo con «atteggiamento arrogante» le parole scritte male in italiano da una studentessa di origini straniere.
Abuso dei mezzi di correzione e di disciplina l’accusa all’udienza che si è tenuta ieri di fronte al giudice Giovanni Puliatti. Imputato un insegnante poco più che quarantenne, docente in una scuola media della provincia. Un fascicolo partito da lontano (fatti iniziati nel settembre 2010 e terminati nell’ottobre 2015, stando all’imputazione), iniziato con accuse molto più pesanti, di violenza sessuale: per queste ultime la Procura ha però chiesto nel 2016 l’archiviazione. Il professore, assistito dall’avvocato Riccardo Lottini, si è opposto al decreto di condanna per l’imputazione residuale attuale e ha scelto di affrontare il dibattimento. Il professore respinge ogni tipo di accusa e per questo ha voluto che sia il processo pubblico a chiarire la sua estraneità.
In dibattimento, alla precedente udienza, il capo di accusa iniziale era stato ritenuto generico e ieri stato integrato dal viceprocuratore onorario Elena Bartalini. Tre gli studenti che sarebbero stati oggetto di comportamenti non adeguati da parte dell’insegnante o comunque di atteggiamenti ambigui da parte dell’insegnanrte. Questi, tra l’altro, aveva subìto un procedimento disciplinare: erano stati ascoltati anche i colleghi del professore sui comportamenti che questi avrebbe tenuto in aula, ad esempio anche l’uso del cellulare durante le ore di lezione. Al termine del procedimento, la sanzione era stata quella dell’avvertimento scritto.
Delle indagini si erano occupati i carabinieri. Questi avevano sentito anche i ragazzi della scuola, per comprendere quale tipo di rispondenza avessero quelle voci con i fatti effettivamente avvenuti in classe: le telefonate e il contenuto delle conversazioni percepite, gli apprezzamenti sul vestiario delle studentesse. Poi avevano compilato l’informativa e inviato tutto alla Procura.
Ieri, dunque, la riformulazione del capo di imputazione. Il giudice ha respinto la nuova eccezione di indeterminatezza avanzata dal difensore e ha deciso per il proseguimento del processo: la prossima udienza si terrà a breve, dopo l’estate.
Pierluigi Sposato
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