Sicurezza
Liberazione della città, l’Anpi non dimentica
Ma alla cerimonia il sindaco manda l’assessora Veltroni. L’opposizione: «Partecipare sarebbe il minimo»
GROSSETO. Il sindaco di Grosseto non è andato a celebrare il 74° anniversario della Liberazione della città dal nazifascismo che ricorreva ieri. Al suo posto ha incaricato l’assessora Chiara Veltroni.
Per Anpi era una data crucialeà. «Il 14 giugno 1944 – ricorda l’associazione - le autorità fasciste, dopo 10 mesi di eccidi con l’esercito tedesco, erano fuggite da Grosseto. La formazione partigiana Alunno occupava i palazzi delle istituzioni e restituiva alla città un consiglio comunale democratico. Il giorno dopo sei partigiani e patrioti cadevano a Porta Vecchia per mano di una colonna tedesca in ritirata che voleva attraversare la città. Essi caddero per difendere Grosseto e la libertà riconquistata. Possiamo dire che le istituzioni democratiche grossetane sono fondate sul sangue del loro olocausto, primo fra tutti il giovane intestatario della nostra sezione Elvio Palazzoli di fede mazziniana, che fu trucidato e il suo corpo per vilipendio gettato dalle mura». Ieri alle 18 in sala consiglio si sono ricordati questi caduti. Si è tornati a condannare la proposta di intitolazione di una via ad Almirante. Flavio Agresti (presidente Anpi) ha detto che si sta cercando di sdoganare «il fascismo rendendolo normale mentre le istituzioni hanno il dovere di essere antifasciste». C’erano i dirigenti Anpi, l’Isgrec. Al tavolo dei relatori Giuseppe Corlito, Loriano Valentini, Nello Bracalari e Chiara Veltroni. Il sindaco non è andato; assente il resto della giunta. Assenti i consiglieri eccetto quelli della Lista Mascagni e Pd. Erano invitati tutti i gruppi. C’erano i familiari di alcuni caduti degli scontri di Porta Vecchia. Agresti: «Noi avevamo invitato il sindaco – dice – ma ha detto che l’amministrazione sarebbe stata rappresentata da Veltroni». Sui rapporti tra Anpi e Comune Agresti spiega di tener separati «istituzione e parte politica. Noi vogliamo interloquire con l’istituzione. E un’amministrazione pubblica ha il dovere costituzionale di essere antifascista: non è un’opzione». Veltroni, da parte sua, ha tenuto un intervento di 1 minuto o 2; ha salutato a nome di sindaco e amministrazione e spiegato che è doveroso omaggiare chi ha lottato e far sì che il ricordo delle nostre origini non svanisca ma dia valore al presente; la cerimonia (ha detto) dev’essere un monito e uno stimolo, un omaggio alla storia cittadina. Un discorso “universale”, senz’alcun riferimento alle parole antifascismo e Liberazione. L’opposizione: «Noi consiglieri – è il commento – dobbiamo la nostra esistenza alla Liberazione che consentì di ricostituire gli organismi democratici, per cui sarebbe il minimo per chi ricopre certi ruoli partecipare a celebrazioni come questa. In fondo è un modo di dire grazie a chi ci ha dato la possibilità di svolgere la funzione che ricopriamo».
Elisabetta Giorgi
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