Sicurezza
Apre la prima casa per disabili
Il progetto offre indipendenza ai portatori di handicap e un futuro dopo la morte dei loro genitori
ORBETELLO. Dare una possibilità di vita indipendente ai ragazzi con disabilità. Far scomparire il concetto di assistenzialismo considerando i portatori di handicap persone con pari diritti e dignità rispetto agli altri individui. Sono alcuni degli obiettivi del progetto “ll Futuro siamo noi” presentato a Orbetello.
Ieri è stata anche la giornata di apertura della residenza Pato (come Mauro, figlio disabile di Elena Improta di Oltre lo Sguardo, partner del progetto, chiamava il proprietario della residenza) ai Poggetti di Capalbio che ha aperto le porte alle famiglie e ai ragazzi che faranno parte del Futuro siamo noi.
Una residenza immersa nel verde della campagna capalbiese. La conferenza dei sindaci Zona Colline dell’Albegna, a seguito della presentazione del progetto, ha ottenuto dalla Regione Toscana un finanziamento di 161mila euro. Il progetto, rivolto a 30 utenti disabili adulti in condizioni medio-gravi in carico ai servizi territoriali dell’Asl Toscana sudest, è realizzato in partenariato con l’associazione “Oltre lo sguardo Onlus” di Roma e con e con Co&so – “Giocolare” cooperativa sociale di Pontassieve. Come hanno spiegato Improta di Oltre lo Sguardo e Lucia Biondi di Giocolare, le azioni previste dal progetto sono cicli di giornate e weekend fuori casa per la realizzazione di attività abilitative diurne, propedeutiche alla fase residenziale, finalizzate allo sviluppo dell’autonomia; un’azione di cohousing per un periodo di 180 giorni per un gruppo di massimo 5 persone. È prevista l’assistenza di educatori e operatori, sia durante il giorno che per la notte. Il progetto rappresenta solo “un inizio”, ma importante per aiutare sia le famiglie che i portatori di disabilità. Previsti l’accompagnamento e il sostegno ai familiari con incontri con operatori, educatori Asl, psicologi, psichiatri, sia della Ausl che dei soggetti partner; la nascita a Neghelli di un gruppo appartamento dove i ragazzi potranno stare insieme. «I primi incontri con le famiglie e il lavoro di individuazione dei gruppi è partito nel mese di maggio – spiega Manuela Detti dell’Asl – e non è stato facile perché all’inizio c’è molta diffidenza». Una diffidenza che il progetto cerca di superare coinvolgendo anche le famiglie. «Un grande lavoro di squadra», sottolinea Catia Lolini dell’Asl. «Un progetto fortemente voluto da tutta la conferenza zonale dei sindaci di cui Orbetello è capofila», dice Chiara Piccini, vicesindaca di Orbetello.
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