Il Tirreno

Grosseto

Rapina all’ufficio postale. Sul cappello il logo della Cisl

di Francesca Gori
Rapina all’ufficio postale. Sul cappello il logo della Cisl

Aveva creato un passamontagna con un berretto di lana del sindacato Arrestato dai carabinieri pochi minuti dopo, trovata la pistola giocattolo

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MARINA DI GROSSETO. Il colpo era riuscito: dall’ufficio postale di Marina di Grosseto era scappato con 1.900 euro dopo aver minacciato di morte i dipendenti che erano nella filiale. Ma la sua fuga era durata poco: Andrea Allegro, 64 anni di Firenze ma residente a Quarrata, in provincia di Pistoia, fu arrestato dai carabinieri un quarto d’ora dopo la rapina a trecento metri dall’ufficio postale. L’uomo fu incastrato dal berretto che aveva trasformato in un passamontagna e che aveva impresso il marchio della Filca Cisl, la federazione dei costruttori e affini del sindacato, chiaramente del tutto estranea all’episodio. Marchio al quale l’uomo, difeso dall’avvocato Adriano Capaccioli del foro di Firenze, doveva essere particolarmente affezionato, stando alle testimonianze dei carabinieri che intervennero subito dopo aver ricevuto l’allarme.

Sono stati loro, ieri mattina nell’aula della corte d’assise del tribunale di Grosseto (Giovanni Puliatti, presidente, Gian Marco De Vincenzi e Beatrice Bechi giudici, Maria Navarro, pm) a raccontare l’arresto dell’uomo, il 26 febbraio 2014, subito dopo il colpo.

Allegro era entrato nell’ufficio postale intorno alle 13 e aveva estratto una pistola – risultata poi giocattolo – puntandola contro i dipendenti che erano al bancone. «Datemi i soldi o vi ammazzo», aveva gridato l’uomo: in testa aveva un cappello di lana che si era calato sul volto, sul quale aveva fatto due buchi all’altezza degli occhi per farlo diventare un passamontagna. E su quel cappello c’era il marchio della Cisl. Il sessantaquattrenne che era in aula, ieri mattina, era stato descritto dai dipendenti delle Poste. Quando però è stato trovato dai carabinieri, dopo una breve fuga in sella a una bicicletta per le strade di marina di Grosseto, con in testa il casco e, appunto, il passamontagna artigianale, si era cambiato. Il casco e il passamontagna li aveva lasciati a 150 metri dall’ufficio, lui era poco più distante e in testa si era messo un cappellino da baseball, anche questo con il marco della Filca Cisl.

I carabinieri, dopo averlo fermato, lo avevano perquisito ma non gli avevano trovato addosso la pistola che era stata nascosta nel camper dove l’uomo abitava. Era parcheggiato vicino alla Fortezza di Marina e lì fu trovata la pistola giocattolo che aveva ancora il tappo rosso inserito.

Riconosciuto in caserma dai dipendenti delle Poste, i carabinieri avevano anche fatto le analisi del Dna per stabilire se fosse lui l’uomo che indossava, al momento della rapina, il passamontagna e il casco da moto con la visiera. La risposta del Ris di Roma era stata affermativa.
 

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