Il Tirreno

Grosseto

lavoro e diritti 

«Ordine dei medici deve risarcire»

Anche la Corte d’Appello dà ragione alla segretaria che aveva fatto causa

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GROSSETO. Il giudice del lavoro del tribunale di Grosseto le aveva dato ragione: il licenziamento di Anna Maria Baraldi che per 34 anni era stata la segretaria dell’Ordine dei medici non era legittimo. E ora anche la Corte d’Appello di Firenze ha confermato la sentenza del tribunale di Grosseto, respingendo il ricorso che l’Ordine dei medici aveva presentato dopo la sentenza emessa dal giudice Giuseppe Grosso.

La donna, assistita dall’avvocato Alessandro Antichi, dopo oltre trent’anni di servizio prestato come co. co. co, era stata licenziata dal neo presidente Roberto Madonna, con il pretesto che il contratto che la legava all’Ente fosse illegittimo ed era stata mandata a riposo con una pensione di 197 euro mensili.

Il giudice del tribunale di Grosseto aveva però dato ragione alla donna, che aveva prestato servizio dal 1981 fino al 2015, condannando l’Ordine a pagare 99.155 euro a titolo di indennità di anzianità/trattamento di fine rapporto, 2. 287 euro per ferie non godute, 10. 023 euro per indennità sostitutiva del preavviso. L’Ordine dovrà anche costituire una rendita vitalizia in ragione dei contributi omessi e pagare le spese di giudizio (6. 900 euro). Gli avvocati dell’Ordine (che aveva contestato la ricostruzione di Baraldi insistendo sull’inquadramento libero professionale), Maurizio Campagna e Ivan Randazzo, sono convinti di poter ribaltare in appello la sentenza, ritenendola «infondata e lesiva dei principi basilari del diritto».

«La questione aveva costituito oggetto di discussione, con toni non sempre pacati, persino durante la “campagna elettorale” per il rinnovo delle cariche dell’Ordine – dice l’avvocato Alessandro Antichi – Nonostante la valente e appassionata difesa degli avvocati Randazzo e Campagna, che avevano presentato un appello articolato su 19 corposi motivi (a modesto parere di chi scrive, di dubbia pertinenza e consistenza), la Corte fiorentina ha ritenuto di confermare integralmente la sentenza del giudice del lavoro di Grosseto e di condannare l’Ordine dei Medici al pagamento delle spese del giudizio (liquidate in euro 9. 515 oltre accessori) e alla sanzione del versamento del doppio del contributo unificato». Una vittoria su tutti i fronti, quella messa a segno dalla donna, che oggi ha 78 anni, aveva evidenziato che il suo era un lavoro di tipo subordinato, che si svolgeva secondo le direttive del presidente, e che dunque aveva diritto all’indennità di fine rapporto e alle altre voci.

Il giudice del tribunale di Grosseto aveva ritenuto, nella sentenza emessa quasi un anno fa, che l’istruttoria aveva consentito di appurare che si è trattato di un lavoro subordinato. Nessuna contestazione sull’orario di lavoro, sulle mansioni svolte e sulla periodicità delle retribuzioni.

Ora anche la Corte d’Appello di Firenze ha confermato quello che era già stato stabilito dal giudice del tribunale di Grosseto: la donna, di fatto, era una lavoratrice subordinata. (f.g.)

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