Il Tirreno

Grosseto

Lilt, chiesto il dissequestro dei beni

Lilt, chiesto il dissequestro dei beni

Gli avvocati respingono le contestazioni della Procura: «I conti degli indagati non c’entrano nulla»

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. È stata un’udienza tesa quella di ieri nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto, dove è stata presentata l’istanza di riesame sul sequestro dei beni disposti dalla Procura nei confronti di Silvio Sarti, ex presidente della Lega, Grazia Bocelli, che è subentrata a Sarti e Miriana Rosselli. Un «uso disinvolto di fondi», arrivati grazie al 5x1000 «per il soddisfacimento di interessi privati e personali».

Sono queste le parole che sono state usate dal giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna che aveva disposto il sequestro di oltre 200mila euro alla sezione provinciale grossetana della Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, accogliendo la richiesta della Procura di Grosseto. Evasione dolosa delle imposte sui redditi e indebita percezione di erogazioni pubbliche sono le ipotesi di reato che hanno fatto scattare il blitz della guardia di finanza di Orbetello.

Gli avvocati dei tre indagati, Romano Lombardi, Carlo Valle e Michele Martini, ieri mattina hanno presentato istanza di riesame. Il pm Arianna Ciavattini si è opposta e ora la decisione è sul tavolo dei giudici che hanno presieduto all’udienza.

Sono tre i motivi su cui si fonda il ricorso presentato dagli avvocati dei tre indagati che hanno chiesto il dissequestro di 200mila euro. Secondo la Procura, la Lilt non sarebbe una onlus ma un’attività di natura commerciale. Opposta la tesi sostenuta in aula da parte degli avvocati: la Lega, comunque, ha macchinari propri e conti correnti intestati. Il sequestro quindi doveva essere disposto sui beni dell’associazione e non su quelli delle tre persone indagate.

Gli avvocati hanno poi rimarcato la natura di volontariato portata avanti dalla Lilt: è vero che l’associazione, giuridicamente una onlus, facesse ad esempio pagare le visite mediche specialistiche, effettuate anche con macchinari della Lega. Ma è anche vero - hanno ribadito più volte gli avvocati che hanno presentato istanza di Riesame - che il tariffario applicato era bassissimo.

Il contributo per le visite mediche era molto modesto proprio per portare avanti l’azione di solidarietà dell’associazione.

L’udienza è durata quasi due ore e i giudici hanno ora trattenuto la decisione che potrebbe essere comunicata nel giro di pochi giorni.

Secondo gli accertamenti delle fiamme gialle, la Lilt grossetana, che è un ente no profit, sarebbe andata oltre questa veste giuridica, svolgendo un’attività riconducibile a un’impresa commerciale e, come tale, assoggettabile all’imposizione fiscale prevista per le imprese. Va detto anche che l’Agenzia delle Entrate ha già annullato, in autotutela, le sanzioni relative agli accertamenti su due annualità. I soldi che i cittadini associati versavano alla Lilt ogni volta che facevano esami e visite venivano conteggiati come contributi per attrezzature, ma secondo gli inquirenti erano in realtà da considerare come corrispettivi, cioè ricavi.(f.g.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze