Il Tirreno

Grosseto

al processo per stalking 

«La scatola nera dell’auto proverà la mia innocenza»

«La scatola nera dell’auto proverà la mia innocenza»

GROSSETO. Le accuse nei suoi confronti sono quelle di stalking, minacce, molestie nei confronti di una donna con la quale aveva avuto una relazione e nei confronti del fidanzato della ragazza. Ma...

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GROSSETO. Le accuse nei suoi confronti sono quelle di stalking, minacce, molestie nei confronti di una donna con la quale aveva avuto una relazione e nei confronti del fidanzato della ragazza. Ma ieri, durante l’udienza davanti al giudice Andrea Stramenga, l’uomo che oggi ha 51 anni, ha rispedito al mittente buona parte delle accuse che in questi anni gli sono state mosse. Come uno degli ultimi episodi contestati, ovvero che l’uomo avrebbe commesso atti osceni in luogo pubblico masturbandosi in auto davanti al negozio dove lavorava la donna. «Non ho mai fatto nulla del genere - dice l’uomo al giudice nel corso del suo esame, in aula - Quel giorno non mi sono proprio fermato su quella strada». Il cinquantunenne ha ammesso di essere passato qualche volta davanti al posto di lavoro della giovane che lo ha denunciato per stalking, molestie e minacce. Ma a settembre del 2015, le cose sarebbe cambiate. All’uomo infatti era stata notificata la misura del divieto di avvicinamento alla sua ex amante. Nonostante questo però, la donna lo ha denunciato altre volte. Ieri in aula, il cinquantunenne ha annunciato che durante la prossima udienza, tutti quegli episodi che gli sono stati contestati, soprattutto quelli successivi a settembre 2015, potranno tranquillamente essere messi in archivio. Come? L’avvocato Riccardo Lottini che difende l’uomo ha citato alcuni testimoni che hanno già dichiarato come il cinquantunenne fosse altrove nei giorni e negli orari indicati nelle denunce della donna. Una volta, mentre lei lo aveva segnalato davanti al negozio, lui era sulle Mura di Grosseto, insieme ad alcuni colleghi. «Quando mi è stata notificata l’ordinanza di non avvicinamento - ha spiegato al giudice - ho fatto installare sulla mia auto una scatola nera dall’assicurazione, un dispositivo che registra metro per metro la posizione dell’auto e che conserva quei dati». Il cinquantunenne insomma si è “auto pedinato” per dimostrare che le accuse della donna, soprattutto dal settembre 2015, sono infondate.

Durante la prossima udienza in aula ci sarà un perito che leggerà i dati contenuti nella scatola nera installata sull’auto del cinquantunenne. Un sistema questo, per fugare i dubbi del tribunale almeno sulla sua effettiva presenza in alcune zone della città piuttosto che in altre.

La donna, che aveva intrattenuto una relazione con l’imputato e il suo fidanzato si sono costituiti parte civile e sono assistiti dall’avvocato Alberto Bancalà. (f.g.)

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