Il dolore
Chicco Testa in aula contro Radio 24
Il manager ha querelato la trasmissione “La Zanzara”: «Mai presi tutti quei soldi, offese gratuite»
GROSSETO. Come presidente del consiglio di amministrazione dell’Enel, Chicco Testa riceveva uno “stipendio” annuo di 360 milioni di vecchie lire. «Non certo di milioni di euro o miliardi, addirittura, come è stato detto nel corso della trasmissione “La Zanzara”, su Radio24». A parlare in aula, davanti al giudice Giovanni Muscogiuri è proprio l’ex parlamentare del Pci che ora guida l’associazione delle imprese che vendono energia e che abita a Mancciano: per questo il processo per diffamazione aggravata nei suoi confronti si svolge a Grosseto. In quella trasmissione al vetriolo, dove il turpiloquio è all’ordine del giorno e anche gli scambi verbali tra conduttori e ascoltatori che intervengono al telefono sono caratterizzati da termini che di oxfordiano hanno praticamente nulla, nella diretta del 7 ottobre 2015 era entrato nel mirino il manager nei confronti del quale erano volate parole pesanti nei suoi confronti, proprio in riferimento allo stipendio che avrebbe percepito. «Ho saputo di quello che stavano dicendo di me - ha spiegato in aula - perché mi ha chiamato mio fratello e diversi amici che stavano ascoltando la trasmissione».
Testa aveva sporto querela. I conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo, 52 e 42 anni, nonché l’ascoltatore Donato Ricci, 64 anni, abitante a Varese, sono imputati (difesa Caterina Malavenda). Le frasi ritenute offensive sono quelle secondo le quali Chicco Testa si sarebbe appropriato o comunque avrebbe distratto almeno 4 miliardi di euro, ai tempi in cui (anni Novanta) era presidente di Enel. «In quel periodo c’era Mario Draghi - spiega in aula - e certamente non era un periodo nel quale venivano buttati via i soldi». Chicco Testa si è costituito parte civile.
La Procura contesta che i due conduttori abbiano lasciato parlare Ricci senza alcuna cautela; quest’ultimo si sarebbe approfittato della ribalta mediatica e i conduttori ne avrebbero stimolato le dichiarazioni. Dichiarazioni pesanti nei confronti di Testa attribuite a Ricci. «Cosa c’entra Chicco Testa? Spero che Chicco che ascolta la trasmissione lo quereli, ti denunci e ti cavi la pelle», replicavano Parenzo e Cruciani. «Ma che mi denunciasse! Mettere in tasca 4 o 5 miliardi nel millenovecento». Poi era entrato nel discorso anche il nome di Bruno Vespa. Agli atti del processo c’è naturalmente la registrazione della trasmissione che è stata rimandata in onda anche nel 2016. (f.g.)
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