Il Tirreno

Grosseto

Nei vigneti del Morellino l’uva si raccoglie a mano

di Giovanna Mezzana
Nei vigneti del Morellino l’uva si raccoglie a mano

Sempre più soci della Cantina di Scansano abbandonano i mezzi meccanizzati Più del 50% dei 600 ettari verrà vendemmiato con la sola forza delle braccia

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SCANSANO. Mentre il mondo produttivo spinge sull’industria 4. 0, tra i filari delle vigne del Morellino si ricomincia a raccogliere l’uva a mano. Tra i 160 soci della Cantina cooperativa dei Vignaioli che producono l’antico vino c’è chi non ha mai smesso di farlo, ma anche chi – dopo anni di vendemmia “meccanizzata” – torna ad imboccare, convintamente, la strada della manualità. È una scelta suggerita da (almeno) tre fattori: la lungimiranza del viticoltore che si prende cura del vigneto come un padre del figlio; l’aumento della richiesta del mercato di uve destinate alla permanenza in cella; e finanche il legame ancestrale con quel trionfo di emotività che è la vendemmia. Tra conferme e ritorni al passato, circa 300 ettari dei 600 che rappresentano il patrimonio di vigneti della Cantina cooperativa dei Vignaioli del Morellino di Scansano viene “passato” a mano: alla faccia del 4. 0 sempre-e-comunque.

Io torno indietro. Luca Calamassi è uno dei più giovani soci della Cantina; 28 anni, da sei si occupa dei 9 ettari di vigneti della famiglia, sulle dolci colline di Magliano in Toscana: un ettaro a Vermentino, il resto a Sangiovese, Ciliegiolo, Cabernet Sauvignon. «Lo scorso anno siamo tornati alla raccolta a mano – dice – Se avessimo raccolto l’uva a macchina avremmo perso il 10-15% del prodotto perché una quota era appassita sulla pianta a causa della siccità». I Calamassi introdussero la meccanizzazione a cavallo tra il 2003 e il 2005: «Siamo andati per gradi – spiega – incrementando anno dopo anno la quota di vigneto raccolto a macchina fino al 2016». Poi la retromarcia. «Al di là dell’esigenza dello scorso anno – nota il giovane viticoltore – non c’è dubbio che la qualità migliori con la raccolta a mano: ecco perché continueremo così. La pianta poi ne guadagna in salute: manualmente si tira via anche il raspo e con esso i parassiti».

Qualità e cuore. Fabrizio Rossi ha 35 anni, una decina di anni fa è tornato nei vigneti di famiglia: con il fratello Fabio porta avanti la tradizione di babbo Agostino, uno dei fondatori della Cantina. Hanno 20 ettari tra le colline di Scansano: due ettari e mezzo a Vermentino, Trebbiano, Viognier e Malvasia di Candia e il resto a Sangiovese e Ciliegiolo Rosso. «Noi abbiamo sempre raccolto a mano con il solo utilizzo del cosiddetto agevolatore», cioè un nastro trasportatore su cui vengono depositati i grappoli e che sostituisce l’uso delle cassette; e «notiamo – continua – che anche chi aveva introdotto la raccolta meccanizzata sta tornando indietro». I Rossi hanno mantenuto sempre fede alla manualità: «Primo: perché ci piace conferire alla Cantina uve al top. Secondo, perché avendo 20 ettari di vigneti è complicato tenere una macchina a disposizione per noi. Terzo: perché abbiamo cinque operai vitivinicoli che lavorano quasi tutto l’anno per noi e non vogliamo privarli proprio della parte più bella del lavoro: la vendemmia, che è anche una festa, per tutti».

Il parere dell’esperto. La raccolta meccanizzata consente di raccogliere le uve in breve tempo, in media, un ettaro di vigneto in un’ora e mezzo. Tale modalità assicura rapidità di esecuzione e in passato ha permesso di far fronte alla scarsità di manodopera specializzata e alla difficoltà di reclutare forza lavoro per pochi giorni: «Se si lavora bene in vigna, poi, e si prepara il vigneto – nota Alessandro Fiorini, agronomo e produttore, e tecnico incaricato della gestione dei vigneti della Cantina – – la raccolta meccanizzata garantisce una buona integrità del chicco e va benissimo, per esempio, per le uve rosse del Sangiovese, del Merlot, del Cabernet. Certo è che la cura della mano non è quella della macchina anche se vengono utilizzate macchine di alto livello». In questo quadro fanno eccezione (e l’hanno sempre fatta) le uve bianche che vengono raccolte tassativamente a mano per mantenere l’assoluta integrità del chicco e preservarle da alterazioni: le “bianche” hanno del resto meno antiossidanti rispetto a quelle rosse; l’opzione manuale si usa anche per le uve destinate ai vini ai novelli, al cosiddetto “governo” e a lavorazioni particolari, di uve destinate alla permanenza in cella «la cui richiesta sul mercato – aggiunge l’agronomo – sta aumentando».

Le quote. Il patrimonio di vigneti della Cantina si estende per circa 600 ettari, dalle primissime colline davanti al Parco della Maremma, per tutto il territorio di Scansano, e in parte tra quello di Campagnatico, Manciano e Magliano: 300 sono coltivati a Morellino di Scansano Docg, 200 a Rosso Toscano e Doc Maremma, 100 a uve bianche. A mano vengono raccolti 150 ettari tra uve bianche e uve per vini novelli e “governi” e il 40% degli altri 450 ettari: quindi in tutto più di 300 ettari, destinati, chissà, ad aumentare ancora.



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