Il dolore
Gatto straziato da un laccio
Scarlino: salvato in estremis dall’Oipa e da una veterinaria. È caccia a chi l’ha ridotto in fin di vita
SCARLINO. Un caso accidentale o forse uno scherzo malvagio o, più probabilmente, una trappola a laccio messa lì da chi voleva uccide: quella corda stretta in vita fino all’inverosimile, per giorni, forse mesi, ha mangiato la carne e ridotto in fin di vita un gatto ritrovato in condizioni drammatiche dai volontari dell’Oipa nelle campagne di Scarlino, non distante dalla residenza per anziani Caravaggio. È un gatto maschio adulto dal pelo tigrato, un animale robusto che chissà per quanto tempo ha dovuto convivere con un dolore lancinante. Quella morsa che portava stretta intorno al corpo aveva comportato una riduzione drastica della circonferenza del busto: la veterinaria che lo ha operato gratuitamente – Paola Rossi di Bagno di Gavorrano – ha constatato che tutti gli organi interni della bestiola si sono spostati in posizione anomala. Ancora pochi giorni e il gatto sarebbe sicuramente morto.
«Il laccio lo stava letteralmente dividendo in due – commenta Katia Saragosa, volontaria dell’Oipa – il nodo era stretto e la veterinaria che lo ha operato ha constatato il danno che quel laccio ha fatto al povero animale».
Prendere il gatto non è stata impresa semplice, dolorante e schivo è stato tratto in inganno solo dalla gabbia trappola dei volontari dell’Oipa che lo avevano notato: «Se ne sono accorte le persone che vanno a portare il cibo alla colonia felina. Il gatto era inavvicinabile anche per via delle tante sofferenze sopportate – dice la volontaria – e quando finalmente i volontari sono riusciti a prenderlo lo hanno portato dalla veterinaria che lo ha operato immediatamente per cercare di salvare il salvabile».
Ora l’animale sta affrontando un difficile recupero presso uno dei volontari ma la sua convalescenza sarà lunga. Della cosa si è interessata anche Mara Righetti, responsabile di una colonia felina di Follonica: «È stato un ritrovo raccapricciante – dice Righetti che crede nell’intenzionalità del gesto – È un’azione che ha dell’incredibile se si pensa che qualche delinquente che si mischia tra la gente comune possa arrivare a tanto».
Parliamo di un’azione che, se davvero fatta volontariamente da qualcuno, ricorda quella compiuta pochi giorno fa a Gavorrano dove qualche mal intenzionato ha disseminato in giro bocconcini di carne al veleno. «Bocconi avvelenati gettati sul territorio per uccidere con atroci dolori i nostri animali da compagnia – continua Righetti – Crimini perpetrati non dai soliti ignoti ma dai soliti delinquenti che devono essere individuati e puniti; i cittadini inorridiscono pensando che in un essere umano possa albergare tanta malvagità».
Oggi il gatto di Scarlino, che ancora non ha un nome, è in fase di ripresa: «È vivo, sta mangiando e lo stiamo addomesticando – dice Saragosa – Lo terremo ancora per vedere cosa va e cosa non va in lui, per capire di cosa ha effettivamente bisogno per condurre una vita il più possibile tranquilla. Quando starà meglio – conclude – lo metteremo subito in adozione per dargli una famiglia e un po’di serenità, dopo tante sofferenze».
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