Il Tirreno

Grosseto

Sangue: «Crollano le donazioni»

di Fiora Bonelli
Sangue: «Crollano le donazioni»

Castel del Piano: campanello di allarme del presidente Avis. «Troppi disagi allontanano i volontari»

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CASTEL DEL PIANO. Le donazioni di sangue diminuiscono e il presidente dell’Avis di Castel del Piano Mauro Ravagni scrive ai donatori: «Ci sono problemi e carenze che non aiutano le donazioni – mette nero su bianco – Da più di un anno assistiamo ad una lenta discesa. L’impressione è che i donatori siano demotivati per effetto di alcuni cambiamenti che ci sono stati negli ultimi anni».

Ravagni elenca quelle che secondo lui sono le cause della “disaffezione”: «Le analisi, l’accoglienza, la mancanza di spiegazioni da parte dei medici trasfusionisti quando ci sono delle novità, le colazioni; per queste ultime accade che spesso il buono che viene dato – incalza il presidente – non copre la spesa di una colazione, i prezzi sono bloccati da oltre sei anni, mentre prima c’era un aggiornamento Istat. Poi non vengono più pagate le spese di viaggio per le sezioni lontane che si accollavano l’onere di trasportare i donatori nei punti di prelievo. E l’Asl – affonda Ravagni – non vuole prendere in considerazione queste nostre perplessità». Ci sarebbero poi, secondo il presidente dell’Avis di Castel del Piano difficoltà per alcuni lavoratori-donatori ad ottenere la giornata di permesso per andare a donare il sangue.

«Molti dirigenti di Avis la pensano come me – incalza Ravagni – tanto che portiamo spesso queste lamentele negli incontri con l’Asl, ma non siamo ascoltati. Tale stato delle cose provoca disagio per gli ammalati e per gli operatori ospedalieri e spesso si rischia di non avere il sangue nelle sale operatorie o di dover cercare le sacche da trasfondere».

Ravagni ricorda la fatica trentennale fatta per arrivare all’autosufficienza regionale: «In oltre trenta anni di lavoro fatto nel consiglio per questo obiettivo, gli assessori alla sanità che si sono succeduti e gli alti dirigenti Asl hanno promesso tanto. Mi ricordo che già Enrico Rossi, in qualità di assessore toscano alla salute, aveva promesso centri trasfusionali a misura di donatore: personale preparato, aperture domenicali e pomeridiane; peccato che non siano stati realizzati».

Il presidente mette il dito nella piaga: «Come si fa a migliorare il lavoro nei centri trasfusionali quando si dimezzano i budget per aumentare le donazioni? Quando il personale non c’è e spesso ci sono difficoltà a sostituire chi va in ferie o in malattia? Si parla tanto di aumentare le donazioni di plasma, poi mancano le sacche per donare. Siamo indietro in questo tipo di donazione di circa il 40%. Chi sta ai vertici dovrebbe sapere che il plasma oltre ad essere usato per i pazienti, permette alle aziende di avere un ritorno in medicinali salvavita fatti con la lavorazione (Immunoglobuline, Fattore Nono Fattore Ottavo. . .) . Ricordo che nel 2015 la ASL 9 di Grosseto ha avuto un ritorno in medicinali di un milione e mezzo di euro: qualcosa poteva essere speso per i donatori. Chiedo – conclude – che si facciano meno chiacchiere e una collaborazione fattiva». Poi si rivolge ai donatori: «Continuiamo ad aiutare i malati andando a donare il sangue e speriamo che anche la nostra controparte capisca l’importanza del gesto e ci dia una mano».

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