Sicurezza
Galoppo ai Pini, Roma chiude la borsa
Il Mipaaf dice no alle sovvenzioni richieste dalle due società ippiche di Grosseto e Follonica per il progetto di accorpamento
GROSSETO. Si chiama “Progetto ippica in Maremma”, ha il via libera di Roma ma non ha la dote finanziaria che si augurava di ottenere dal ministero dell’agricoltura chi l’ha redatto: cioè i rappresentanti delle società Ippodromo del Casalone di Grosseto e Sistema Cavallo di Follonica. Di tale progetto – il cui nome per esteso spunta solo ora – si parla nel decreto n. 20728, con cui il 21 marzo il direttore generale del settore ippica Francesco Saverio Abate «prende atto» dell’aggregazione tra il Casalone e l’ippodromo follonichese dei Pini. Ed è dal 21 marzo che parte verso il fine-corsa il galoppo degli angloarabi del Casalone: da questo atto – per ricercare il quale il Mondo Cavallo fruga il web da settimane – e che Il Tirreno è in grado di descrivere nel dettaglio.
Il ruolo di Roma. In effetti il decreto direttoriale 20728 del 21 marzo non pare essere il cavallo di Troia responsabile della cessazione delle corse di galoppo al Casalone: diciamo, piuttosto, che ne rappresenta la cristallizzazione: il “nero su bianco”. Il Mipaaf, infatti – nel soddisfare la richiesta del Tirreno di entrare in possesso dell’atto – specifica, mediante il proprio ufficio-stampa, che con quel documento il Ministero non ha fatto altro che «prendere atto di un accordo tra privati», cioè la partnership siglata l’8 febbraio tra la società Ippodromo del Casalone, amministratore unico Alessandro Massai, e Sistema Cavallo. Tradotto: ha messo la bolla ad una decisione che era già stata presa, dopo aver verificato se essa rispettava certi dettami, ad esempio, quelli previsti dal Decreto Castiglione (n.681/2016) che avrebbe dovuto ridisegnare la fisionomia dell’ippica tricolore. Il Mipaaf spiega anche la ragione per cui quel decreto non è consultabile sul sito web del ministero: «È un atto pubblico, ma senza obbligo di divulgazione».
La famosa partnership. Ebbene che cosa discenda dal partenariato stretto a febbraio tra le due società ippiche è scritto nel decreto firmato da Abate il 21 marzo: la partnership punta «alla creazione di un ippodromo di eccellenza nazionale (quello dei Pini, ndr)» «attraverso la realizzazione del denominato “Progetto ippica in Maremma». Eccolo qua il progetto ippico, «che prevede il raggruppamento e la riorganizzazione delle attività ippiche delle due società di corse concentrandole tutte all’ippodromo dei Pini». Casalone, addio, dunque.
La riserva. C’è un però: anzi, ce ne sono due. Il direttore generale Abate inserisce nel decreto del 21 marzo una sorta di clausola da cui non si può derogare. «Lo svolgimento delle corse al galoppo presso l’ippodromo di Follonica – si legge nell’atto – è subordinato all’esito positivo del collaudo della pista di galoppo e delle verifiche relative ai servizi necessari a garantire il regolare svolgimento delle corse». La pista per ora non c’è. Deve essere realizzata. Silvio Toriello, uno dei soci di Sistema Cavallo ed ex presidente del Cda, ha assicurato al Tirreno nell’edizione di sabato 19 maggio, che i lavori sarebbero partiti il lunedì successivo.
Nodo risorse. Il secondo “però” è tutto di natura economica. Per il Progetto ippica in Maremma, «le società interessate (Ippodromo del Casalone e Sistema Cavallo, ndr) richiedono – si legge nel decreto del 21 marzo – una sovvenzione straordinaria in favore dell’Ippodromo dei Pini per contribuire all’investimento necessario all’iniziativa (la pista per il galoppo e quant’altro, ndr)» e «una sovvenzione temporanea in favore dell’Ippodromo del Casalone per il mantenimento dell’impianto come centro di allenamento». Ebbene, il Mipaaf rispedisce la richiesta al mittente ritenendo di «non poter accogliere le suddette istanze di sovvenzione». Tradotto, Roma non mette paletti al matrimonio con soppressione di uno dei coniugi, ma non ne paga le spese: «Le sovvenzioni – si motiva nel decreto – non possono essere di natura temporanea e/o straordinaria». E questo farà sicuramente impensierire i cavallari grossetani (e non solo) già con il morale a terra.
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