Il dolore
«Sono dei presìdi sul territorio»
Chi vuole aprire oggi deve avere numerose competenze
GROSSETO . «Anche Confesercenti sarà accanto al Tirreno in questa iniziativa. Lo facciamo perché questo gioco accende i riflettori su un settore, quello dei locali pubblici e turistici, di cui si parla poco e di cui spesso non si ha chiara l’importanza».
A parlare così è Massimiliano Mei, da anni figura di riferimento di Confesercenti Fiepet, prima a Follonica, poi nel comprensorio delle Colline Metallifere, infine a livello provinciale.
Lei ha un esercizio pubblico in un paese: cosa rappresenta un bar per un piccolo centro abitato?
«È uno scorcio di civiltà. Ovunque. Può avere tante sfaccettature. Ci sono bar in cui si sosta brevemente per consumare bevande, dolci e cibi leggeri, stando in piedi al bancone, oppure ci sono i locali che dispongono di tavolini e sedie e si può restare anche più a lungo. Il bar può far parte di alberghi, uffici. In Maremma possiamo trovarlo sul mare o nel paesino di montagna, dove ci sono ancora gli anziani che giocano a carte. La differenza la fa spesso chi sta dietro al banco, che deve essere una persona dotata di professionalità e competenze. Nei paesi, il bar è il luogo che riceve le chiamate più insolite, è il bagno pubblico, è l’oasi laddove funzioni pubbliche e servizi stanno scomparendo. Come sindacato difendiamo questi presìdi».
In che modo?
«Confesercenti nasce per supportare e per portare avanti, in una voce unitaria, i bisogni sociali della categoria, per offrire servizio e assistenza ai nuovi imprenditori del mondo del pubblico esercizio. Poi, nello specifico esiste la Fiepet…».
Ci parli della Federazione italiana degli esercenti pubblici e turistici.
«Ricomprende baristi e ristoratori. E’ un sindacato di tutela (ad esempio nella stesura e firma dei contratti nazionali), ma soprattutto di servizio per i locali dedicati all’ospitalità, per esempio li supportiamo nelle aperture, nella contabilità, nella formazione».
Cosa si può consigliare a chi vuole aprire un bar?
«Prima vanno fatti i conti giusti, dobbiamo cercare i finanziamenti. Il nostro lavoro inizia in questa fase aiutando a preparare la documentazione contabile e di marketing. Confidi, la struttura di Confesercenti che si occupa di garantire, dal punto di vista finanziario, i mutui concessi agli associati, è una costola dell’associazione. Poi ci sono i corsi per acquisire titoli e preparazione necessaria: hccp, rec, antincendio, etc. Appena associati si gode subito di un pacchetto di convenzioni estremamente convenienti. Per esempio la convenzione con Siae permette di pagare la metà di quanto dovuto, recuperando quindi, in molti casi, il costo della tessera Confesercenti. Anche i pacchetti di tenuta contabilità e servizio paghe sono concorrenziali».
Un bar nel 2018 e un bar 50 anni fa: quali differenze per il conduttore?
«Bella domanda. Oggi è proprio un altro sport. L’ho già detto: servono competenze, conoscenza delle lingue, degli alimenti. Un tempo era tutto più semplice, spontaneo. Chi improvvisa e pensa che sia facile aprire bottega, mandarla avanti e guadagnare si sbaglia. Ci vuole una grande volontà, per esempio quella di formarsi adeguatamente. Anche i bar sono sempre più specializzati: ci vuole il sorriso, la pazienza, ma anche formazione. Ormai non basta più l’esperienza fatta sul campo. Il mercato cambia in pochi mesi, prima accadeva a cicli decennali». (g.bal.)
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