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Grosseto

l'allarme

Intercettano la fattura via email, il cliente salda tutto ai truffatori

di Giovanna Mezzana
Intercettano la fattura via email, il cliente salda tutto ai truffatori

Nota imprenditrice maremmana invia bolla di pagamento di una fornitura per diverse migliaia di euro Con un virus gli impostori modificano l’Iban, il bonifico dell’acquirente va su un conto corrente fittizio

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GROSSETO . Io artigiano invio una fattura via email a un mio cliente perché mi paghi una fornitura o un servizio, lui salda il dovuto ma sul mio conto corrente non arriva un euro. Si chiama Man in the middle – cioè L’uomo che si mette di mezzo – ed è la truffa informatica nella quale, in Maremma, sono già rimasti invischiati imprenditori, artigiani e commercianti. L’ultima denuncia giunta alla polizia postale risale a qualche giorno fa: quanto accaduto ha fruttato alcune migliaia di euro ai furfanti mentre a rimetterci è stata una nota imprenditrice maremmana. Confartigianato Grosseto accende i riflettori sul fenomeno – non nuovo, secondo gli addetti ai lavori, ma «in fase di recrudescenza» – e mette in guardia chiunque invii tramite email note di pagamento con incluso il proprio numero di conto corrente, prassi che ormai usa la stragrande maggioranza delle imprese. C’è un semplice accorgimento, però, che può mettere al sicuro dai truffatori informatici: sentiti gli esperti, il Tirreno è in grado di dirvi qual è.

L’ultimo caso. La vittima più recente è una nota imprenditrice maremmana che chiede di rimanere anonima per non subire – oltre alla perdita economica contingente – anche un danno di immagine. Confartigianato Grosseto, che ha raccolto la sua segnalazione, spiega come è andata. Qualche mese fa l’imprenditrice riceve un ordine da un cliente che le chiede una fornitura dei suoi prodotti. Soddisfa la richiesta e invia all’acquirente una email con allegata la richiesta di pagamento con Iban in formato Pdf. Trascorrono due mesi e, non avendo ricevuto la somma, l’imprenditrice sollecita il cliente. E scopre che lui aveva saldato subito il debito – con un bonifico – ma su un conto corrente che non è quello della sua impresa. Pensa ad un errore, magari un singolo numero al posto di un altro, poi la sorpresa: l’Iban inserito nella fattura ricevuta dal debitore non assomiglia neppure lontanamente a quello del conto corrente dell’impresa maremmana. «Qualcuno – dice l’imprenditrice – è entrato illecitamente nella email inviata dalla nostra impresa e ha modificato l’Iban nel file Pdf prima che arrivasse al destinatario».

Come funziona. È accaduto grossomodo così, ma non proprio: sono gli esperti della polizia postale a spiegare nel dettaglio come è architettato il meccanismo truffaldino. L’impostore si mette di mezzo tra fornitore e acquirente, da qui il nome con cui la truffa è stata battezzata, Man in the middle: grazie ad un cavallo di Troia, un virus, intercetta l’email che contiene la fattura e entra in possesso del contenuto. Dopodiché genera una nuova email che proviene da un indirizzo simile (ma non identico) a quello dell’impresa fornitrice: e la invia al debitore con un Iban fittizio che corrisponde di solito ad una carta ricaricabile, cioè non legata ad un conto corrente bancario “tradizionale” ma comunque dotata di un proprio c/c, o al conto corrente di società che se “beccate” hanno poco o nulla da perdere. L’ignaro debitore onora il pagamento che però va in tasca al truffatore.

L’allarme. «La nostra impresa associata ha fatto denuncia venerdì alla polizia postale – dice Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato Imprese Grosseto – ma non è il primo caso, ci sono altri imprenditori maremmani che sono state vittime di truffe simili». E oltre al danno c’è anche la beffa: «L’imprenditore non solo non incassa la somma che gli spetta – continua Ciani – e in quest’ultimo caso si tratta di alcune migliaia di euro, ma non ha neppure un soggetto su cui rivalersi perché il cliente ha pagato il suo debito. È un problema serio, su cui vorremmo fosse tenuta alta l’attenzione. Chiediamo che le banche aumentino i controlli: basta verificare la corrispondenza dell’intestatario con il numero dell’Iban, è un’operazione semplice che però tutelerebbe le nostre imprese».

Come tutelarsi. Evitare di cadere nella nassa dei truffatori è semplice. Bastano due piccoli accorgimenti. Primo: fornire telefonicamente al cliente il proprio indirizzo email precisando di verificare – quando riceverà la richiesta di pagamento – che la fattura arrivi proprio da quell’indirizzo (i truffatori di solito ne usano uno simile, è molto raro che riescano a rubare quello originale). Secondo: inviata l’email, verificare telefonicamente che l’Iban contenuto nell’email ricevuta dal cliente sia effettivamente quello della nostra impresa.



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