Il Tirreno

Grosseto

Bebè dimenticati in auto, barista inventa l’allarme

di Ivana Agostini
Bebè dimenticati in auto, barista inventa l’allarme

Il sistema consta di due telecomandi: uno sta in auto, l’altro legato al portachiavi. Quando il genitore si allontana, scatta l’allerta sonora

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GROSSETO . Si chiama Ti.tro – cioè Ti trovo – ed è il dispositivo nato in Maremma per evitare che i bambini molto piccoli vengano dimenticati in auto. L’ha escogitato un barista, talamonese d’adozione, con l’aiuto di un ingegnere.

Sono trascorse tre settimane ma nella mente di tutti è vivo lo strazio del padre che a Pisa ha dimenticato la figlioletta di un anno in auto e quando se n’è accorto era troppo tardi. Sebastiano Bucci, molisano di 62 anni, residente a Talamone da ormai 12, nei giorni scorsi ha depositato negli uffici grossetani della Camera di Commercio un dispositivo pensato per evitare che i bambini piccoli possano essere dimenticati in auto. Ex fisioterapista, da quattro anni è proprietario di un bar in piazza a Talamone e, soprattutto, questo non è il primo dei brevetti che porta a battesimo. «Se esiste un problema da risolvere, io cerco la soluzione – dice – Ecco perché penso ad inventare degli oggetti che possano aiutare le persone a vivere meglio e a risolvere dei problemi». La sua filosofia, insomma, è questa.

Al dispositivo salva-bebè ha lavorato molto tempo anche perché l’iter procedurale per arrivare alla presentazione e al deposito di un brevetto non è una passeggiata. Con l’aiuto di un ingegnere, Alessandro Gandolfi, Ti.tro è diventato rwaltà. «Si tratta di un apparecchio – spiega Bucci – che può avere diversi utilizzi, prima di tutto per i bambini dimenticati in auto ma anche per gli anziani malati di Alzheimer che perdono la cognizione spazio– temporale e si allontanano da casa; ma può essere utile persino per evitare che i bambini si smarriscano sulla spiaggia».

Ti. tro funziona anche senza copertura internet o sistema satellitare. «Funziona in bluetooth – dice l’inventore – In genere quando due apparecchi si avvicinano si connettono. Io ho fatto sì che facessero esattamente l’opposto: quando si allontanano si connettono e danno un segnale di allarme». C’è quindi un master e un apparecchio ricevente: l’apparecchio può essere tenuto sempre in auto, il master invece nella borsetta o attaccato alle chiavi del genitore; quando la distanza tra l’uno e l’altro supera i 10-12 metri, scatta l’allarme sonoro. I due dispositivi sono grandi come le chiavi d’accensione delle auto. Può funzionare da master anche un cellulare sul quale scaricare l’applicazione Ti.tro.

Oltre a sistema d’allerta per i piccoli in auto, Ti.tro può essere impiegato anche in altre circostanze: ad esempio, il genitore terrà il master con sé mentre può legare il congegno gemello al polso del bambino che gioca in spiaggia; o ancora, un figlio può farlo scivolare nella tasca del padre anziano e con vuoti di memoria; ma può essere anche utile per non perdere le valigie....

Ti.tro ha un costo accessibile. «È un’idea semplice che secondo me funziona – aggiunge Bucci – Basta metterlo nei posti strategici”.

L’immagine che campeggia sui documenti in cui sono spiegati gli elementi tecnici di Ti.tro sono i due indici che si incontrano e che si possono ammirare nella Cappella Sistina proprio a simboleggiare due mani che, seppur si allontanano, possono tornare a toccarsi.

Bucci inizierà presto a proporre la sua invenzione, per esempio, alle case produttrici dei seggiolini auto per bebè.

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