Il Tirreno

Grosseto

Fondi sfitti, cinque strade per ripartire

di Enrico Pizzi
Fondi sfitti, cinque strade per ripartire

In alcune vie pilota si sperimenta la formula del Pop-Up Lab con le risorse della Regione Toscana e del Comune

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GROSSETO. Le vie Garibaldi, Vinzaglio, Paglialunga, D’Azeglio e piazza della Palma, con le loro numerose saracinesche abbassate, sono state scelte dall’amministrazione comunale per sperimentare, anche a Grosseto, il progetto Pop-Up Lab, uno dei progetti pilota sulla sicurezza urbana cofinanziato dalla Regione Toscana con 70mila e 800 euro e dal Comune di Grosseto con 15mila e 500 euro.

I proprietari di fondi sfitti che si trovino in queste vie del centro storico possono mettere i loro locali a disposizione del Comune che si impegna a trovare chi sia disposto ad alzare quelle saracinesche, per qualche mese, e provare così, senza pagare un affitto, a rivitalizzare quelle aree del centro con nuove attività, che siano commerciali o culturali, artigianali. Insomma, non ci sono limiti alla fantasia, e se va bene, non è detto che le attività debbano sloggiare. «L’auspicio – spiega, infatti, l’assessore allo sviluppo economico Riccardo Ginanneschi – è che al termine della sperimentazione delle aperture, che durerà tra i tre e i cinque mesi, i soggetti coinvolti possano aver sperimentato strumenti e soluzioni da ripetere e consolidare», magari affittando il fondo occupato o, addirittura, acquistandolo. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha ricordato che «tre sono gli obiettivi: il primo è consentire a chi ha un fondo sfitto di affittarlo o venderlo, il secondo è permettere agli imprenditori di aprire attività a condizioni agevolate, il terzo è dare un’opportunità di sviluppo economico e sociale, partendo da quelle zone che negli ultimi tempi rischiano di perdere appetibilità». Oltre ai proprietari dei fondi e ai “poupper”, il terzo pilastro fondamentale del progetto è l’animazione degli spazi pubblici della città. Il Comune si avvarrà della collaborazione di Fondazione Grosseto Cultura che curerà la programmazione di eventi culturali e momenti di animazione.

E così «la cultura si intreccia con il tessuto commerciale e con le finalità di sicurezza – ha detto il presidente della Fondazione Giovanni Tombari – sarà nostra cura lavorare perché il messaggio del progetto Pop-up Lab arrivi a destinazione contribuendo al rilancio delle vie del centro storico».

Alla base del progetto c’è la convinzione che la sicurezza delle città passi anche dall’animazione sociale e commerciale. Così, se da una parte alle forze dell’ordine è demandato il compito di garantire l’ordine pubblico, le altre istituzioni – in questo caso Comune e Regione, in pieno accordo al di là delle differenze di colore politico – provano strade diverse per far riaprire le saracinesche perché, come ha sottolineato l’assessore regionale alla presidenza Vittorio Bugli, «serrande alzate, cultura e comunità attive fanno rima anche con sicurezza urbana. Stiamo scrivendo – ha aggiunto – le linee guida della Regione Toscana per la sicurezza urbana, che hanno alla base un’idea semplice: gli amministratori devono contrastare il disagio sociale che porta ai fenomeni di microcriminalità rigenerando e animando i centri, mentre le forze dell’ordine hanno il compito di vigilare e sanzionare. È fondamentale rivitalizzare i quartieri e fare attività culturali, sociali e commerciali, perché le comunità si riapproprino delle città, anche in quelle zone dove, in assenza di presidi sociali, fenomeni di microcriminalità si insediano».

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