Gioco
Dimissioni, costi ed equilibri politici: una storia di battaglie
Nel novembre del 2015, dopo anni di quiete assoluta, si abbatte su Grossetofiere la prima tempesta. Si dimettono due componenti del consiglio di amministrazione: Andrea Masini, funzionario di...
Nel novembre del 2015, dopo anni di quiete assoluta, si abbatte su Grossetofiere la prima tempesta. Si dimettono due componenti del consiglio di amministrazione: Andrea Masini, funzionario di Coldiretti, e Graziano De Santis, all’epoca vicepresidente vicario di Confesercenti. Il cda era stato rinnovato a luglio di quell’anno con la conferma, all’unanimità, di Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il bilancio societario chiuso in attivo. A innescare la crisi è la battaglia per la presidenza della Camera di commercio (poi vinta da Riccardo Breda a danno di Carla Palmieri) e la contemporanea candidatura a sindaco di Antonfrancesco Vivarelli Colonna per il centrodestra. Sullo sfondo equilibri politici che traballano, il Pd che sta per crollare. A febbraio 2016 Vivarelli Colonna si dimette e gli subentra come presidente proprio Andrea Masini. Dopo tre mesi trascorsi con il direttivo zoppo si ricostituisce il cda a cinque membri. Viene confermata Valeria Massellucci, nominata a luglio 2015 dal Comune di Grosseto; viene confermato Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato; rientrano Masini (Coldiretti) e De Santis (Confesercenti). La new entry è Stefano Batistini, imprenditore e amministratore delegato di Opus Automazione, rappresentante di Confindustria, che parteciperà giusto a un paio di direttivi. In un periodo di profonda crisi economica Grossetofiere riesce a mantenere la barra dritta. Un anno fa il posto di De Santis viene preso da Arturo Bartoletti, indicato da Vivarelli Colonna in qualità di presidente della Provincia. Confesercenti accetta, obtorto collo, la perdita della rappresentanza. L’acquisto del marchio Game Fair è stato un altro passaggio controverso all’interno di Grossetofiere. Secondo alcuni la partecipazione è stata pagata troppo, versando denaro pubblico a una sorta di comitato. Non è un caso che nel collegio dei sindaci revisori la relazione al bilancio ha ottenuto la maggioranza, ma non l’unanimità. (g.b.)
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