Sicurezza
Minaccia di morte il padre «Ti do fuoco con la benzina»
Mesi d’inferno per un genitore: il figlio che ha 36 anni è stato rinviato a giudizio dopo la denuncia Dovrà rispondere di stalking. Gli ha bruciato anche il cellulare mettendolo nel forno acceso
GROSSETO. «Sei un fallito, sei un accattone e ti scanno. Ti butto una latta di benzina e ti brucio», si è sentito urlare contro. Al centro di questa storia non ci sono soltanto padre e figlio, ma c’è una protagonista più ingombrante di loro: una storia di tossicodipendenza che ha rovinato la vita a entrambi gli uomini. Perché da una parte c’è un figlio di 36 anni che aveva chiesto di essere di nuovo accolto a casa dal padre, dopo aver abbandonato la comunità nella quale era stato accolto e dall’altra c’è il sessantaseienne che alla fine è stato costretto a denunciarlo ai carabinieri.
Ora in tribunale si aprirà il processo davanti al giudice Giovanni Muscogiuri: i reati che la procura ha contestato al trentaseienne sono quelli di stalking e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza. La prima udienza è fissata il 9 ottobre: il giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci infatti, ha disposto il rinvio a giudizio dell’uomo. Per qualche mese il trentaseienne è rimasto a vivere nella casa del padre, dopo aver lasciato la comunità per tossicodipendenti dove era andato per tentare di chiudere quel capitolo doloroso della sua vita. Una volta arrivato a casa, l’uomo aveva litigato con suo padre: la discussione era stata causata dal danneggiamento di un’auto di proprietà dell’uomo. Mentre il genitore stava accompagnando l’uomo alla stazione per farlo rientrare in comunità, il trentaseienne lo ha preso per il collo, cercando di afferrare un piede di porco per aggredirlo. Due giorni dopo l’uomo si è presentato di nuovo alla porta di casa del padre: dopo l’ennesima discussione lo ha minacciato dicendogli di essersi messo d’accordo con alcune persone di Napoli che gli avrebbero fatto saltare per aria l’attività. Lo stesso giorno, per farsi dare 20 euro che l’uomo gli ha passato da sotto la porta della sua camera chiusa a chiave che suo figlio stava cercando di sfondare, ha preso il cellulare di suo padre e lo ha messo nel forno acceso, bruciandolo. L’uomo, passati questi mesi turbolenti, aveva deciso di portare suo figlio a lavorare con sé. Ma anche in quel modo le liti e le continue aggressioni non si erano fermate: mentre erano insieme su un cantiere, il padre si è sentito dire che se non avesse pagato la giornata a suo figlio questo lo avrebbe scannato. Minacce con coltelli e accette, un furgone cosparso con cinque litri di diluente per farsi dare i soldi, quelli che l’uomo voleva avere subito quando andava al lavoro, a dare una mano a suo padre.
Difeso dall’avvocato Gabriella Sartiani, il trentaseienne ora dovrà presentarsi davanti al giudice.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google