La manifestazione
LA SUA LEZIONE «PERCHÉ ODIO E VIOLENZA?»
In questi giorni ha attraversato la città un gruppo di ciclisti di vari paesi del mondo in omaggio e ricordo di Gino Bartali, il ciclista che, “con la sua faccia da italiano in gita”, è entrato a...
In questi giorni ha attraversato la città un gruppo di ciclisti di vari paesi del mondo in omaggio e ricordo di Gino Bartali, il ciclista che, “con la sua faccia da italiano in gita”, è entrato a buon diritto nella storia. E non solo come grande sportivo. Durante la seconda guerra mondiale molte famiglie di origine ebraica sono state aiutate da Bartali a sfuggire alle persecuzioni tedesche e ad abbandonare il paese. L’Italia aveva seguito le disposizioni tedesche nei confronti degli ebrei. Gino Bartali salvò molte vite. In sella alla sua bici, il campione sfrecciava tra la Toscana e l’Umbria portando i documenti falsi che avrebbero aiutato molti ebrei nascosti a uscire dall’Italia. Il suo volto e la sua figura erano notissimi. Nessuno l’avrebbe fermato per chiedergli dove andava. Cosa portava con sé. E così oggi molti di quei bambini aiutati da quel simpatico ragazzo toscano, diventati ormai uomini anziani, se lo ricordano mentre entrava nei loro nascondigli portando fogli che volevano dire vita. Non si deve essere mai intimorito per il fatto che era la sua vita quella che metteva in pericolo correndo in bici con quei fogli. «Il bene si fa ma non si dice», ripeteva.
Bartali era nato a Ponte ad Ema il 18 luglio 1914. Nei primi anni Quaranta la sua attività per la Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei era notissima. Per quelle corse anni fa fu dichiarato da Israele “giusto tra le nazioni”. Ed è proprio per ricordare quelle corse che quest’anno il Giro è partito da Israele. Non è la sola volta in cui Bartali attraversò la storia sulla sua bici. La seconda è quando ci fu l’attentato a Togliatti, nel 1948. Mezza Italia era pronta a insorgere. Ma Bartali vinse il Tour de France, e gli italiani ci pensarono due volte. Insomma, era quello il messaggio di Bartali. Perché passare la vita tra odio e violenza, quando si può correre in bici? E un gruppo di ciclisti per la città ce lo ha ricordato di nuovo.
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