Finanza
Dal Cile in bici sulle orme di Gino Bartali
Un gruppo di ciclisti ebrei ha ripercorso le strade del campione che salvò centinaia di persone dalle persecuzioni
GROSSETO. Sono partiti dall’altro capo del mondo e hanno attraversato due continenti e un oceano nel nome della memoria e della convinzione che anche un piccolo gesto, come andare in bicicletta su una stradina sterrata di campagna, può cambiare il mondo. Può salvare una vita. La prova, del resto, c’è, e si chiama Gino Bartali.
Nel nome del campione toscano che durante il fascismo salvò la vita a centinaia di ebrei trasportando documenti falsi per farli espatriare, un gruppo di ciclisti cileni ebrei dello stadio israelita Maccabi, sono partiti da Santiago del Cile e atterrati il 22 maggio in Toscana per ripercorrere in sella alla bici le strade del Ginettaccio. Tra loro medici, architetti, un poliziotto, un imprenditore, un pescatore. Insomma, un bel mix di persone.
«Da quindici anni pratichiamo insieme sport ogni settimana – spiega Carlos Grossman, contattato via email dal Tirreno –. Siamo venti persone, età media 60 anni, e ogni anno facciamo un viaggio all’estero. Quest’anno quattordici di noi hanno deciso di venire in Toscana per commemorare il Giro d’Italia partito da Israele».
Il gruppo si è appoggiato a Davide Marchegiano, piemontese, che da più di vent’anni si occupa di turismo in bicicletta soprattutto con stranieri, disegnando esperienze su misura.
In Maremma hanno trovato ad attenderli Claudio Castellucci del bagno Giglio di Marina di Grosseto. Sistemati alla Fattoria Maremmana a Principina terra e noleggiate le bici, sono partiti, prima con giri di perlustrazione lungo la costa – Marina, Punta Ala – poi verso l’interno: Grosseto – dove si sono fermati per una foto ricordo in piazza Duomo – le colline, la Val d’Orcia, San Quirico, Pienza, Garignano, fino a Siena e al Chianti. Ma con una tappa anche in luogo caro alla cultura ebraica: Pitigliano.
«La Piccola Gerusalemme – spiega ancora Carlos – è stata un’occasione speciale per vedere la cultura ebraica millenaria in Italia e come la tradizione si può mantenere. Anche se non abbiamo avuto contatti diretti, è stato un momento per pregare e ricordare coloro che non ci sono più».
Il tragitto è stato costellato da tappe in tante località, ognuna delle quali ha regalato un’emozione, e dall’incontro con le persone. «In Claudio Castellucci, che ha condiviso con noi due giorni, abbiamo guadagnato un amico – racconta ancora Carlos – e poi va menzionato Davide Marchegiano, eccellente professionista e anche amico».
Nessuno di loro, spiega Carlos, ha parenti che sono stati salvati da Bartali, «ma quello che conta è stata l’opportunità di ricordare qualcuno importante nella vita degli ebrei, e di trasmettere ai nostri figli l’importanza di essere presenti con la nostra squadra nel posto giusto, in Italia, in Toscana, con brava gente. E la forza della sfida. Andando in bicicletta sulle strade del sogno di Bartali, le emozioni sono state tante, ad esempio condividere l’esperienza, nella vita moderna, di come la bicicletta, un così semplice mezzo di trasporto, possa aiutare le persone ad essere migliori. Oggi è necessario essere umani, non solo tecnologici, e ricordare il sacrificio che Bartali ha fatto».
Il 28 maggio il gruppo è tornato a casa. Con sé un bagaglio di ricordi che non si cancelleranno mai.
«Secondo noi l’Italia ha tanti bellissimi posti – conclude Carlos – e la sua gente, a partire da Gino Bartali, conferma come sia possibile essere migliori in questo mondo. Non dimenticheremo mai questa esperienza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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