Il Tirreno

Grosseto

Il tempio crematorio slitta al 2020

di Elisabetta Giorgi
Il tempio crematorio slitta al 2020

Impresa piemontese si era aggiudicata la concessione nell’estate 2017. È passato quasi un anno e l’opera non è iniziata

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GROSSETO. Che fine ha fatto la costruzione di un tempio crematorio a Grosseto? La concessione è stata aggiudicata quasi un anno fa ma ad oggi i lavori non sono neppure iniziati. Sembra dunque al palo l’iter per l’affidamento in concessione mediante project financing della progettazione, costruzione e gestione economico-funzionale della struttura in un terreno del Comune adiacente al cimitero di Sterpeto. A quanto risulta, in un anno non è stata neppure stipulata la convenzione tra il Comune e la ditta concessionaria. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Dove eravamo. A primavera 2017 la Ciab, società cooperativa idrici e affini di Bologna, ottiene dal Comune tramite gara l’affidamento con project financing della progettazione, costruzione e gestione del tempio per la cremazione per 30 anni. Valore della concessione 44 milioni e 174mila euro; tutto in capo al privato. Al Comune nessun onere finanziario né impegni di spesa, «in quanto spese e investimenti sono tutti a carico del concessionario». Al secondo posto si piazza il rti Altair di Domodossola, associazione temporanea di impresa che nel 2014 era stata la promotrice del project financing per la realizzazione del tempio. All’epoca (siamo a un anno fa) pare vicino il sogno della Socrem, la società per la cremazione di Grosseto e dei cittadini che scelgono la strada della cremazione dopo la morte. Un’opzione finora assicurata (nel luogo più vicino) a Livorno con costi però alti, sia in termini economici che per il disagio delle famiglie.

E poi? Dopo l’aggiudicazione a Ciab, Altair di Domodossola (secondo classificato) esercita il diritto di prelazione quale soggetto promotore del project financing. Risale a luglio 2017 la determina con cui il Comune revoca la concessione a Ciab per affidarla ad Altair. Tutto a norma di legge; ma da qui in poi si apre un problema di tempistiche. Dal momento in cui la concessione è aggiudicata ad Altair (estate 2017), la convenzione pubblico/privato dovrebbe essere stipulata entro 6 settimane (entro settembre/ottobre 2017). Ed entro 5 mesi dovrebbero prendere il via i lavori. È il cronoprogramma approvato nel 2015 dal Comune a fissare una scansione tempistica che, forse considerando già una certa dilatazione temporale data la peculiarità dell’appalto, pare comunque fissare un tempo “congruo” per stipulare l’atto: 6 settimane non paiono poche insomma. Ma ad oggi non risulta stipulata la convenzione, né tantomeno sono iniziati i lavori. In entrambi i casi la “tempistica” era in scadenza mesi fa. Come mai?

Il Comune. Risponde l’assessore comunale Riccardo Megale. «Il servizio contratti – dice l’assessore – sta portando a termine gli ultimi adempimenti. La fase preliminare per la predisposizione della convenzione ha comportato tempi più lunghi rispetto ad altri contratti, sia per le caratteristiche peculiari dell’appalto, sia per la costituzione delle polizze a garanzia. L’Ati aggiudicataria dell’appalto – dice Megale – ha costituito come consentito dalla legge una società di progetto e un raggruppamento temporaneo di professionisti per la redazione della parte progettuale, che è avvenuta anch’essa recentemente, il 1° marzo 2018». Insomma: la convenzione prevista entro 6 settimane dall’aggiudicazione della concessione non è ancora stata sottoscritta, anche se al momento - assicura il Comune - ci siamo. L’atto dovrebbe essere pronto entro una quindicina di giorni. Poi se tutto va bene, servirà circa un anno e mezzo per la realizzazione dell’opera, prevista dunque per il 2020.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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