Il dolore
Stalking, l’ex consigliere chiede il rito abbreviato
GROSSETORito abbreviato subordinato all’esame di un testimone, che avrebbe assistito ad alcuni episodi di stalking nei confronti della candidata nella stessa lista. Si è chiusa così l’udienza...
GROSSETO
Rito abbreviato subordinato all’esame di un testimone, che avrebbe assistito ad alcuni episodi di stalking nei confronti della candidata nella stessa lista. Si è chiusa così l’udienza preliminare fissata ieri mattina davanti al gup Marco Mezzaluna che ha rinviato il processo al 20 settembre, quando il ragazzo parlerà in aula. . Il testimone infatti era stato citato negli atti da altri testimoni ma non è mai stato sentito dagli investigatori. A chiedere il rito abbreviato sono stati gli avvocati dell’ex consigliere comunale, Simona Brizzi e Carlo Valle.
È stata la ragazza (assistita dall’avvocato Roberto Baccheschi), che faceva parte della stessa lista nella quale compariva anche il nome dell’ex consigliere, a denunciare l’uomo. I due avevano avuto una relazione che si era interrotta dopo che l’uomo, in più di un’occasione, avrebbe offeso perseguitato la giovane.
I due infatti avrebbero avuto una relazione che sarebbe durata dal novembre del 2015 al gennaio del 2017 e che sarebbe stata interrotta dalla ragazza dopo l’ennesima scenata subita. Dai racconti della ragazza, almeno a partire dal maggio del 2016, la relazione tra i due sarebbe stata una sequenza di alti e bassi: episodi, quelli raccontati dalla giovane, che hanno convinto il sostituto procuratore Marco Nassi a chiedere il rinvio a giudizio dell’ex consigliere comunale.
La ragazza infatti si sarebbe trovata chiusa in una stanza, dopo che il politico aveva messo il chiavistello alla porta per non farla uscire: l’avrebbe offesa, chiamandola anche «malata di mente». E anche in altre occasioni le avrebbe urlato parole come pazza e rovina famiglie. Parole che secondo l’accusa avrebbe pronunciato più volte anche durante la loro relazione e che l’uomo, che ha 55 anni, avrebbe ripetuto anche davanti ai soci e ai collaboratori della ragazza ai quali raccontava che era poco lucida, esasperata, inadeguata e che assumeva sostanze stupefacenti, e che per questo avrebbe potuto tenere comportamenti pericolosi, consigliando ai soci di licenziarsi e di abbandonarla al sicuro fallimento della sua azienda. (f.g.)
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