Il Tirreno

Grosseto

Inchiesta Lilt, l'accusa: i fondi dell'associazione usati per fini personali

di Gabriele Baldanzi
Inchiesta Lilt, l'accusa: i fondi dell'associazione usati per fini personali

Indagati un ex primario, la presidente che gli subentrò alla guida della sezione grossetana e la responsabile della contabilità. Evasione dolosa delle imposte e indebita percezione di erogazioni pubbliche sono le ipotesi di reato. Sequestrati 260.000 euro

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GROSSETO. Sono tre gli indagati nell’inchiesta di natura fiscale che la guardia di finanza di Orbetello ha condotto nei confronti della sezione provinciale di Grosseto della Lega italiana per la lotta ai tumori. Ieri i legali delle persone coinvolte nel procedimento – gli avvocati Carlo Valle, Romano Lombardi e Michele Martini – hanno ricevuto le notifiche del provvedimento del gip, un decreto di sequestro molto articolato. Gli indagati sono persone note: l’ex presidente della Lilt, Silvio Sarti, volto storico della Lega, per anni primario al Misericordia; Grazia Bocelli, grossetana radicata a Orbetello, che subentrò a Sarti nel febbraio del 2014 al vertice della Lilt di Grosseto, dopo aver presieduto a lungo la sezione distaccata della laguna; e infine Miriana Rosselli, responsabile della sezione cittadina, con un ruolo amministrativo-contabile.

A loro si contestano reati di natura tributaria con conseguenze penali. In pratica sarebbe stato compiuto «un uso disinvolto di fondi per il soddisfacimento di interessi privati e personali». Sono proprio queste le parole con cui il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Grosseto Marco Mezzaluna ha disposto due giorni fa il sequestro di circa 260mila euro, accogliendo la richiesta della Procura di Grosseto.

Evasione dolosa delle imposte sui redditi e indebita percezione di erogazioni pubbliche sono le ipotesi di reato che hanno fatto scattare le indagini della tenenza della Guardia di finanza di Orbetello.

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Tutto era partito anni fa da una serie di esposti, dettagliati, in cui si metteva in dubbio la limpidezza delle entrate e delle uscite della Lilt. Ne era seguita una verifica fiscale, riferita a diversi anni. Di recente le indagini, coordinate dal sostituta procuratrice Arianna Ciavattini, hanno consentito alle fiamme gialle di accertare un’evasione dolosa delle imposte sui redditi.

Secondo gli accertamenti, la Lilt grossetana, che è un ente no profit, sarebbe andata oltre questa veste giuridica, svolgendo un’attività riconducibile a un’impresa commerciale e, come tale, assoggettabile all’imposizione fiscale prevista per le imprese. Va detto anche che l’Agenzia delle Entrate ha già annullato, in autotutela, le sanzioni relative agli accertamenti su due annualità. I soldi che i cittadini associati versavano alla Lilt ogni volta che facevano esami e visite (a Grosseto e a Orbetello) venivano conteggiati come contributi per attrezzature, ma secondo gli inquirenti erano in realtà da considerare come corrispettivi, cioè ricavi.

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Non solo. La Procura sta cercando di approfondire il capitolo relativo ai rimborsi spese che per anni sarebbero stati erogati ai medici, cifre importanti girate al nero. E proprio di queste presunte irregolarità la guardia di finanza ha dato notizia all’autorità giudiziaria. Il decreto di sequestro preventivo riguarda 212.586,57 euro a garanzia delle pretese erariali relative al reato di carattere fiscale, mentre 54.776,03 euro sono stati “fermati” per l’indebita percezione di erogazioni pubbliche, da parte del Comune di Orbetello e da parte dello Stato mediante l’attribuzione del gettito del cinque per mille destinato al finanziamento del volontariato.

Già in passato, in un paio di occasioni, la Lilt aveva vissuto delle fibrillazioni, sempre legate a questioni di bilancio. Prima con l’allontanamento di uno dei volontari grossetani che si occupava della gestione economica della Lega, poi – nel 2012 – con le dimissioni di tre membri del consiglio direttivo, in disaccordo con l’impostazione dei rapporti con gli associati e con i medici che si mettevano a disposizione.
 

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