Il Tirreno

Grosseto

Il padre del killer finisce in carcere «Lo ha istigato»

di Francesca Gori
Il padre del killer finisce in carcere «Lo ha istigato»

Antonio Papa è stato arrestato dai carabinieri La corsa in auto per recuperare la pistola 

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FOLLONICA. Diciassette minuti. Un tempo che sembrava essersi dilatato. Breve, eppure pieno zeppo di azioni, pensieri, chilometri e parole. Diciassette minuti per armare la mano di Raffaele Papa e togliere così la vita a Salvatore De Simone. Diciassette minuti che hanno portato in carcere Antonio Papa, 56 anni, il padre del trentenne arrestato subito dopo l’omicidio di via Matteotti. In quei diciassette minuti sono cambiate le vite di tutti: quella di Antonio e di suo figlio Raffaele, quella di Salvatore, quella di Massimiliano De Simone e Paola Martinozzi, feriti dai colpi esplosi dal trentenne, quella di Giuseppa Marcelli, che si è trovato un figlio ucciso sotto gli occhi e l’altro, il maggiore, che probabilmente non tornerà a camminare, quella di Maddalena Palazzo, che ora ha marito e figlio in carcere. In quei diciassette minuti, scrive il giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci, padre e figlio sono andati da qualche parte, a Follonica, a recuperare la Tanfoglio calibro 9 che ha sparato. Raffaele sarebbe stato istigato dal padre, ma solo a minacciare i De Simone: per questo all’uomo è stato contestato il concorso “anomalo” in omicidio e detenzione e porto abusivo di arma.

IL CONCORSO “ANOMALO”. Sono stati i carabinieri del nucleo investigativo della compagnia di Grosseto insieme a quelli di Follonica a chiudere il secondo cerchio di questa vicenda: la sparatoria del 13 aprile, secondo la loro ricostruzione, non avrebbe dovuto avere quel tragico epilogo. Secondo il gip infatti, Antonio Papa sarebbe andato a prendere la pistola insieme a suo figlio, facendola poi tenere a Raffaele, con l’intenzione di mostrarla ai De Simone e intimorirli, «non vi sono, per converso, adeguati elementi per sostenere che i due avessero anche previsto e dunque accettato il rischio di un tragico epilogo, come poi in effetti è avvenuto. Non essendoci di conseguenza sufficienti elementi per sostenere l’ipotesi del dolo eventuale, Antonio Papa può rispondere dei più gravi delitti commessi dal figlio solo a titolo di concorso anomalo».

L’ipotesi formulata dalla Procura era quella del concorso in omicidio volontario aggravato dalla premeditazione: il padre avrebbe infatti istigato il figlio a commettere l’omicidio di De Simone. Per il giudice invece, l’ipotesi formulata dal sostituto procuratore Maria Navarro deve essere in qualche modo “mitigata” da quell’articolo del codice penale, il 116, che non riconosce il dolo da parte del padre del trentenne che ha sparato e ucciso.

LA PISTOLA. I risultati del Ris sulla Tanfoglio 9x21 sequestrata dai carabinieri e ritrovata nella foce del Petraia dove era stata gettata da un inserviente della rosticceria subito dopo la sparatoria non sono ancora arrivati. Ma una delle ipotesi formulate dai militari che hanno svolto le indagini e poi citata anche nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice è che quell’arma con matricola abrasa fosse nella disponibilità di Antonio Papa. Raffaele è stato chiamato dal padre dopo la lite con Giuseppa Marcelli, la madre dei De Simone: alla donna aveva mimato il gesto della pistola con la mano, appoggiando le dita alla fronte della donna. «L’idea di prendere la pistola è di Antonio Papa - scrive ancora il giudice - e per tale ragione ha chiesto al figlio di passare a prenderlo». Questo dimostrerebbe, secondo il giudice, che «Raffaele non era in grado da solo di procurarsela poiché altrimenti il padre gli avrebbe chiesto di arrivare già con la pistola». È probabile quindi che l’arma fosse nascosta nella sede della Last Travel, in zona industriale. Qui i due sarebbero arrivati con l’Audi Q5 guidata da Raffaele: il suo cellulare, quel giorno subito prima della sparatoria e subito dopo essere partito da via Matteotti, è stato agganciato da una cella che si trova in quella zona. I carabinieri hanno effettuato anche una perquisizione nella sede delle pompe funebri che però ha dato esito negativo.

LA TELEFONATA E IL TENTATIVO DI DISARMARLO. Raffaele si sarebbe “rabbuiato” dopo aver ricevuto la telefonata da parte di suo padre. Era a casa con la moglie, quando è squillato il suo cellulare. Il cinquantaseienne ha chiesto al figlio di andare a prenderlo alla rosticceria. Raffaele probabilmente non si aspettava nulla di buono. Una sensazione che ha avuto anche Maddalena Palazzo, la moglie di Antonio, che gli ha suggerito di non allontanarsi, di non salire sull’auto del figlio che nel frattempo era arrivato. Quando i due sono tornati in via Matteotti dopo 17 minuti, Raffaele è sceso dall’auto con la pistola sotto la giacca. Antonio avrebbe invitato a quel punto Giuseppa Marcelli e i suoi figli ad avvicinarsi: è scoppiata la lite con Massimiliano, Antonio Papa avrebbe parlato anche con Paola Martinozzi mentre Raffaele, pochi secondi dopo, sarebbe uscito da una porta diversa da quella davanti alla quale era scoppiata la discussione. E le telecamere lo hanno ripreso mentre sparava e uccideva Salvatore. Ha tentato di disarmarlo, prima che il ragazzo facesse fuoco. Ma non è riuscito a salvare Massimiliano e Paola da quella furia.

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