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Grosseto

«È pericoloso, ha precedenti per mafia»

«È pericoloso, ha precedenti per mafia»

Il giudice ha disposto la carcerazione: potrebbe tornare a scontrarsi con la madre dei due uomini  

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FOLLONICA. Una particolare capacità a delinquere: è questo che viene riconosciuta a Papa dal giudice, capacità che emergerebbe dai gravi precedenti a suo carico «tra i quali spiccano - si legge - le condanne per estorsione e per associazione a delinquere di stampo mafioso». Parole che pesano come macigni, che risuonano tra le strade di Follonica fino ad arrivare nel palazzo comunale, dove il sindaco Andrea Benini, aveva parlato utilizzando gli stessi termini il giorno dopo la sparatoria. «I carabinieri hanno fatto un lavoro eccellente - dice oggi il primo cittadino - Non posso fare altro che essere loro riconoscente».

Antonio Papa è stato portato al carcere di via Saffi: lasciarlo fuori, secondo il gip, sarebbe stato pericoloso anche perché tutte le azioni compiute quel giorno, dalla telefonata al figlio all’affidamento della pistola a un suo dipendente per farla sparire, sarebbe pericoloso. «C’è il concreto rischio - aggiunge - che lo stesso possa tornare a scontrarsi con la Marcelli, dando attuazione alla minaccia di morte rivolta contro di lei». Segno della sua pericolosità anche la pistola con matricola abrasa: «Papa è in contatto con pericolosi ambienti criminali - scrive - conclusione, questa, che trova allarmante sostegno sia nel precedente specifico sia in quello per associazione mafiosa».

Non sarebbe successo nulla infatti se Antonio Papa non avesse chiamato suo figlio istigandolo a portare con sé la pistola. A sottolinearlo è il giudice Sergio Compagnucci, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il cinquantaseienne. L’uomo per ora è in via Saffi, dove si svolgerà questa mattina l’udienza di convalida dell’arresto. Difeso dall’avvocato Carlo Valle, Antonio Papa, secondo il giudice, potrebbe uccidere di nuovo anche se l’omicidio di viale Matteotti non sarebbe stato premeditato. «Se davvero padre e figlio avessero deciso di eliminare i componenti della famiglia De Simone - scrive il gip - avrebbero ideato un piano diverso, evitando di compiere i delitti in pieno giorno, alla presenza di vari testimoni e alla portata delle telecamere posizionate all’esterno del loro esercizio commerciale». Ipotesi, quella delle premeditazione, che mal si concilia anche con il tentativo compiuto da Antonio Papa di disarmare suo figlio dopo l’esplosione del primo colpo. La premeditazione, quindi, non c’è stata: il delitto è stato un delitto d’impeto, compiuto all’improvviso. Probabilmente la pistola doveva servire soltanto per far capire ai De Simone che la minaccia di morte indirizzata loro, era seria. Era concreta.

Ma Antonio Papa deve comunque andare in carcere, secondo il giudice: il pericolo è che l’uomo possa uccidere di nuovo. All’origine della sparatoria infatti, c’è stata la decisione dell’uomo di coinvolgere suo figlio in un’azione criminale, ovvero quella del porto abusivo dell’arma per minacciare i De Simone. «Decisione - scrive il gip - tanto più riprovevole in quanto proveniente da un genitore». (f.g.)



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