Toscana
Inceneritore, per il Cnr forni non a norma
Scarlino, il Forum Ambientalista rilancia l’allarme diossine e chiama alla mobilitazione per avere risposte dalla Regione
SCARLINO. Anche l’Istituto di ricerca sulla combustione del Cnr di Napoli, considerata la massima autorità scientifica italiana in materia, lo dice: secondo quanto riporta la relazione tecnica della “Consulenza tecnica relativa al funzionamento dei forni a letto fluido bollente della Scarlino Energia”, firmata dal direttore, l’ingegnere Riccardo Chirone, e datata 8 maggio 2018, i forni dell’inceneritore di Scarlino non avrebbero le caratteristiche per funzionare a norma di legge, con «inevitabile conseguenza sulle emissioni delle specie chimiche… altamente inquinanti quali fuliggine, Ipa e diossine». Insomma, non garantirebbero l’abbattimento delle diossine, sostanze cancerogene che si generano quando si bruciano i rifiuti e possono essere distrutte solo se i fumi, prima di essere liberati nell’aria, rimangono per almeno due secondi a 850 gradi in condizioni di omogeneità e controllabilità.
Il Forum Ambientalista di Grosseto ha sollevato il problema sin dal 2015, e a fine 2017 lo ha fatto presente tramite osservazioni alla Regione Toscana con una nuova e più puntuale documentazione, fornita dalla stessa Scarlino Energia nell’ambito del procedimento civile in corso al tribunale di Grosseto.
La Regione si sta infatti preparando ad autorizzare di nuovo l’impianto (è la quinta volta) e il via libera pare atteso entro agosto. Ma a quelle osservazioni la Regione non ha mai risposto.
Per questo Roberto Barocci, portavoce dell’associazione, chiama oggi alla mobilitazione i sindaci di Scarlino e Follonica e gli abitanti della zona intorno all’inceneritore, «per impedire – dice – che la Regione Toscana consenta l’esercizio dei forni della Scarlino Energia, come ha già dichiarato recentemente, a difesa della salute e contro un impianto fuori legge». E lo fa forte delle conclusioni del Cnr.
Per il Forum Ambientalista, come è noto, i forni sarebbero troppo piccoli, e con lo scarico dei fumi laterale a metà altezza e non sulla sommità, per consentire lo stazionamento di almeno due secondi a 850 gradi in condizioni di omogeneità e controllabilità. «Dopo le verifiche compiute nel 2015 – spiega Barocci – Arpat e Regione avevano affermato che i forni rispettavano la legge, calcolando il volume utile della camera di postcombustione come se i fumi uscissero dalla sommità dei forni».
Due anni dopo, «dalle sezioni quotate finalmente prodotte nel 2017 – prosegue Barocci – abbiamo invece avuto la conferma di un’altezza utile della camera di postcombustione, ai fini di una permanenza dei fumi nelle “condizioni più sfavorevoli”, pari circa alla metà di quella accreditata». E qui sta il nodo della questione. «Gli enti pubblici di controllo – dice Barocci – avevano certificato il rispetto della norma come se l’uscita fumi fosse collocata alla sommità della camera di postcombustione e non nella sua parete laterale. Ciò nonostante oggi la Regione non intende verificare questi nuovi documenti e si accinge a far ripartire l’impianto».
Secondo recenti modifiche alla legge sulla Via, infatti, l’ente pubblico non è più obbligato a dare risposte alle osservazioni ma può delegare il soggetto privato. È proprio quello che è successo in quest’occasione: la risposta è arrivata dalla Scarlino Energia che ha sempre ribadito che i suoi forni sono congrui e che il rispetto delle norme sulle emissioni è garantito.
Eppure, come ricorda il Forum Ambientalista, sforamenti registrati dall’Arpat e conseguenti stop all’impianto sono stati numerosi nel 2013 e 2014, quando l’inceneritore era attivo.
Le osservazioni del direttore del Cnr vanno nella stessa direzione del Forum, tanto che l’ingegner Chirone, alla domanda su quali modifiche andrebbero apportate per non emettere diossina, suggerisce di posizionare l’uscita dei fumi in alto e di raddoppiare in via cautelativa la zona di postcombustione.
«Queste modifiche sono state fatte? No – dice Barocci –. Se l’inceneritore ripartisse ci sarebbe un serio problema perché produrrebbe diossine fuori norma che si riverserebbero su un popolazione già a rischio». L’eccesso di alcuni tumori e alcune malattie negli scarlinesi e follonichesi l’ha certificato l’Asl proprio nell’ambito della documentazione per la nuova Aia.
Intanto il procedimento civile è in atto e per ottobre si attende anche la sentenza del Consiglio di Stato. «I procedimenti vanno avanti, ma con i loro tempi, che sono troppo lunghi – spiega Barocci – e le conclusioni sono spesso criminogene, perché consentono di riparare con un’ammenda. Per questo c’è bisogno di una mobilitazione».
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