Il Tirreno

Grosseto

Un milione di anni fa visse all’Argentario un ghepardo gigante

di Andrea Capitani
Un milione di anni fa visse all’Argentario un ghepardo gigante

Uno studio rivela l’identikit di un misterioso cranio fossile Il reperto è stato scansionato con sofisticate tecnologie 

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MONTE ARGENTARIO. Un ghepardo gigante vissuto all’Argentario 1 milione e mezzo di anni fa. La scoperta dell’Università di Perugia, pubblicata ieri su Scientific Report e rimbalzata anche sui siti di numerose testate nazionali, riguarda una ricerca dell’ateneo su un felino fossile rinvenuto sul promontorio nella prima metà del ’900 in una cava di Monte Argentario, probabilmente nella zona compresa tra Terrarossa e la Feniglia.

Un team di fisici e paleontologi delle Università di Perugia, Sapienza di Roma e Verona e dell’European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble, coordinato dal dottor Marco Cherin del dipartimento di Fisica e Geologia dell’Ateneo di Perugia, ha finalmente dato un’identità al cranio di felide, rimasto a lungo un mistero per i paleontologi. Lo studio ha impiegato sofisticate indagini al sincrotrone, rivelando come il fossile appartenga a una rara specie di ghepardo gigante vissuta oltre un milione e mezzo di anni fa. Il cranio fossile è stato per la prima volta scansionato con un particolare acceleratore di particelle in grado di generare raggi X a elevata potenza, la radiazione di sincrotrone. Grazie a questa tomografia ad altissima risoluzione – di gran lunga maggiore di quella disponibile con gli strumenti per Tac ospedaliere – i ricercatori sono riusciti per la prima volta a “liberare” virtualmente il cranio dalla sua “gabbia” di roccia. Le immagini 3D ad alta risoluzione hanno rivelato caratteristiche anatomiche prima nascoste a causa della roccia, tra cui le suture tra le ossa del palato e la morfologia completa dei denti: alcuni degli elementi, questi, che hanno consentito di riferire il cranio alla specie Acinonyx pardinensis, il ghepardo gigante del Plio-Pleistocene. Il reperto oggetto dello studio è in buona parte racchiuso in un blocco di roccia rossastra molto compatta, impossibile da rimuovere senza danneggiare il fossile stesso, che impedisce l’osservazione dei dettagli anatomici utili per la determinazione tassonomica. Per questo la classificazione del fossile non era finora stata facile, tanto che negli anni era stato attribuito dagli studiosi a specie differenti. Grazie alla ricerca coordinata dal dottor Cherin, il cranio del Monte Argentario è stato ora analizzato con le più sofisticate e potenti tecniche tomografiche ad oggi disponibili, già applicate su ominidi e dinosauri, ma mai prima d’ora su un mammifero carnivoro, evidenziando chiaramente che il grande A. pardinensis era in possesso di una combinazione peculiare di caratteri morfologici intermedi tra quelli del ghepardo attuale – cranio relativamente arrotondato, muso corto, denti premolari e molari con cuspidi alte e appuntite – e quelli delle pantere, come il giaguaro e il leopardo. «All’Argentario è presente un’area fossilifera che presenta delle brecce a Terrarossa – dice il direttore del museo di storia naturale della Maremma, Andrea Sforzi –, che è un’area che riserva molte sorprese perché è di fatto poco studiata. Questa scoperta è certamente interessante, ma lo sarà altrettanto anche approfondire per vedere se ci sono altre specie che provengono dallo stesso sito. Importantissimi sono poi gli scavi alla Grotta di Cala dei Santi, per i quali sono allo studio altri periodi storici appartenenti a qualche decina di migliaia di anni fa».

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