Il Tirreno

Grosseto

Il titolare di scuderie «Il galoppo ai Pini è una grande follia»

di Giovanna Mezzana
Il titolare di scuderie «Il galoppo ai Pini è una grande follia»

I proprietari di cavalli battagliano contro il trasloco a Follonica Il sindaco rassicura: «La destinazione dell’area non si cambia»

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GROSSETO. Se i fantini sardi che montano cavalli arabi e angloarabi non aspetterebbero altro che galoppare nella Città del Golfo – «In Sardegna ci sono 100 puledri pronti per le corse ai Pini», ha annunciato al Tirreno Alessandro Massai, amministratore unico della società Ippodromo del Casalone» – a Grosseto è tutta un’altra storia. «I miei cavalli non li porterò mai a Follonica» dice Pierre Carniti, patron di due scuderie grossetane, Tenuta dei Principi e Lady Zeta. E la sua è tutt’altro che una voce fuori dal coro. Signore dei cavalli, Carniti è tra coloro – un’ottantina tra fantini, allenatori, titolari di colori e semplici appassionati – che hanno dato mandato all’avvocato marchigiano Stefano Mattii di ricorrere al Tar della Toscana contro il trasferimento delle corse di galoppo dal Casalone ai Pini, che discende da una partnership tra le due società ippiche che gestiscono gli impianti di Grosseto e della Città del Golfo. Ed è anche firmatario della petizione – 1.050 le firme raccolte – che chiede al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna di allontanare dal Casalone lo spettro di qualsiasi tentativo di fare di quel polmone verde, culla dell’epopea dell’ippica maremmana, qualcosa d’altro e di estraneo alla sua storia. E proprio ieri, è giunta la risposta del primo cittadino: ed è rassicurante.

«A Follonica mai». Carniti ha tre cavalli custoditi nei box del Casalone, un purosangue e due angloarabi; entro il 30 giugno i suoi gioielli saranno messi alla porta (così si legge su di un avviso comparso lunedì all’ippodromo): o se li porta nel suo agriturismo a Squadre Basse o li fa accompagnare nei box di Fosso Martello. Si vedrà. Certo è che «Nessuno degli operatori ippici – dice – è d’accordo con l’andare a Follonica. Nessuno ha intenzione di portare i cavalli ai Pini: sia per allenarli che per competere. Innanzitutto perché si dovrebbe correre su di una pista che non c’è – dettaglia Carniti – e poi perché si rischia che la disciplina del galoppo perda “posizioni” e status; al Casalone c’erano premi di un certo rilievo: il Premio Grosseto, il Gran Premio dell’Angloarabo, il Poules Puledri». Silvio Toriello, socio di Sistema Cavallo, la società che gestisce l’ippodromo dei Pini, ha annunciato al Tirreno che in questi giorni sarebbero partiti i lavori sulla pista. Ancora invece non si sa quando a Follonica si dovrebbe galoppare, dopo il dietrofront del Mipaaf che nel calendario pubblicato il 24 aprile aveva previsto quattro giornate di galoppo a Follonica, poi trasformate in trotto con un decreto del 25 maggio che rimette mano all’agenda e “fissa” «a data da destinarsi» i certamen dei fantini. «Le corse al galoppo a Follonica – affonda Carniti – sono una pazzia. Sono contro la storia, contro la cultura, contro la tradizione. Un’eresia. Massai – aggiunge – è liberissimo di cessare l’attività, ma non è proprietario delle corse: dato che sono sostenute da fondi ministeriali, sono del cittadino e degli operatori ippici».

La risposta del sindaco. Il patron delle due scuderie sollecita anche una risposta – «ferma e decisa» del sindaco di Grosseto alla petizione dei 1.050 firmatari. Ieri Vivarelli Colonna ha risposto. «Il Casalone – afferma in una nota – non è soltanto un impianto sportivo ma un pezzo di storia identitaria di questa comunità. Ma c’è di più – e il “dettaglio” è tutt’altro che trascurabile – La strumentazione urbanistica individua il Casalone come una invariante strutturale, così come definita nello statuto del Piano strutturale». In altre parole, non c’è possibilità di farci qualcosa d’altro o di diverso. «La mia Amministrazione – continua il sindaco – ha una posizione chiara e ferma: non ci saranno mutamenti della destinazione d’uso dell’area. Il Casalone è una realtà che noi tuteleremo perché una sua dismissione avrebbe riflessi negativi anche rispetto all’indotto delle corse di cavalli». E questo fissa almeno un primo cardine.

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