Al Casalone centro ippico e pet therapy
Massai conferma che la “destinazione cavallo” non verrà meno. E chiarisce: «Ecco cosa intendevo con il “non ne so nulla”»
GROSSETO. Nel futuro del Casalone ci sono (anche) i cavalli. A distanza di settanta giorni dal decreto direttoriale (20728) del settore ippica – che mette fine alla gloriosa storia dell’ippodromo grossetano e stabilisce che si galopperà, sì, ma a Follonica– arriva una risposta a chi spera e chiede – ad esempio i 1.050 firmatari di una petizione consegnata al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna – che quel polmone verde, culla dell’epopea dell’ippica maremmana (e non solo), continui ad essere una maison per il Mondo Cavallo. Interpellato dal Tirreno alla luce delle tante critiche che di recente gli sono state mosse da parte di fantini e allenatori, soci e appassionati, Alessandro Massai, amministratore unico della società Ippodromo del Casalone, assicura che nei progetti che ridisegnano il profilo dell’impianto c’è spazio, eccome, per il cavallo. Ma Massai – dal suo punto di vista – chiarisce anche altri aspetti dell’intricata vicenda.
Ancora cavallo. Nel dettaglio i progetti – che discendono «dalle decisioni e dalle indicazioni uscite dalle assemblee dei soci» precisa Massai – saranno resi noti nei prossimi giorni, ma intanto l’amministratore unico alza il velo. E parla di «centro ippico», di «pet therapy» e di «Internazionale di Endurance ad agosto». Certo, di corse e soprattutto di scommesse non se ne faranno più. Il Casalone sarà un’altra “cosa”: «Un altro mondo, un po’ più pulito di sicuro» dice Massai. E se gli appassionati di fondo equestre potranno forse ritenersi soddisfatti, per fantini, allenatori e proprietari di scuderie le carte in tavola rimangono quelle scoperte dieci giorni fa, cioè quando hanno appreso – «leggendo Il Tirreno (edizione del 19 maggio, ndr)» sostengono – che le corse di galoppo erano state definitivamente sospese.
Purosangue alla porta. Anzi, per loro oltre alla beffa «di essere stati lasciati all’oscuro di tutto» – ha dichiarato al Tirreno nei giorni scorsi Antonello Floris, ex fantino e allenatore professionista, facendosi portavoce del sentimento diffuso tra gli operatori – c’è anche una nuova incombenza. Ieri al Casalone è spuntata una comunicazione rivolta agli ippici, e che in sostanza dice che entro il 30 giugno saranno chiuse piste e aree di allenamento; di conseguenza, i cavalli che si volessero continuare a tenere a Grosseto dovranno essere trasferiti nei box di Fosso Martello. «Insomma, il 30 giugno, tutti fuori»: ecco come “i cavallari” hanno accolto l’ultimo (anzi, il primo) avviso.
Il chiarimento. Massai chiarisce anche a cosa si riferisse quando – uscito il 24 aprile il calendario corse del Mipaaf che per giugno inseriva quattro giornate di galoppo all’ippodromo dei Pini di Follonica – dichiarò, interpellato dal Tirreno (edizione del 4 maggio), “Non ne sappiamo nulla”, facendo letteralmente imbestialire l’intero mondo grossetano del cavallo. Andiamo con ordine. L’8 febbraio la società Ippodromo del Casalone – dunque Massai – e Sistema Cavallo siglano una partnership da cui discende un «progetto di riorganizzazione» per cui «l’attività di corse al galoppo dell’Ippodromo di Grosseto si intende cessata» e montepremi e giornate del Casalone traslocano ai Pini: è il decreto direttoriale n. 20728 del 21 marzo. Il 24 aprile il Mipaaf pubblica il calendario corse. «Ma noi stavamo ancora aspettando – precisa Massai – il via libera del ministero delle Finanze al progetto di riorganizzazione. E senza quel nulla osta saltava tutto. Sono andato al Mipaaf e ho detto che ci stavano facendo fare la figura dei cretini».
Un altro giallo. In altre parole: il Mipaaf avrebbe pubblicato il calendario corse con le giornate di galoppo a Follonica ancor prima che il ministero delle Finanze esprimesse l’esito del controllo preventivo sulla regolarità contabile del progetto di riorganizzazione Casalone/Pini; tale parere positivo da parte delle Finanze arriva infatti il 14 maggio: «E a noi è giunto il 17» precisa Massai. Si chiarisce dunque un mistero – Massai non poteva infatti non sapere del Progetto Follonica – ma si apre un nuovo giallo – tutto romano – nell’intricata vicenda.
«Corse salvate». «È chiaro che c’ero anch’io – continua l’amministratore unico – quando abbiamo firmato la partnership con Follonica, ma finché non arrivava l’approvazione, anche con il nulla osta del ministero delle Finanze, il progetto non valeva nulla». A conti fatti, Massai è soddisfatto di come sono andate le cose, alla luce – ovviamente – del pozzo in cui è caduta l’ippica del Belpaese: «Il nostro progetto era di non perdere quelle corse (il galoppo, ndr) e non le abbiamo perse – commenta – I nostri operatori si spostano di 40 chilometri. Ma lo sapete che agli operatori sardi dei cavalli arabi e angloarabi non pare vero che, arrivati in traghetto a Piombino, vanno a correre a Follonica? In Sardegna ci sono 100 puledri che aspettano le corse ai Pini». Il Tirreno rammenta a Massai che però c’è anche un ricorso al Tar a cui lavora l’avvocato marchigiano Stefano Mattii – 80 le procure raccolte – proprio contro quel trasferimento. «Non possono ricorrere sulla decisione di una società privata – risponde Massai – Assurdo. Non esiste. Possono solo ricorrere contro il decreto del ministero: il che significa perdere le corse su Follonica. Facciano loro, noi abbiamo fatto di tutto per salvarle».
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